L’Amico Van
11 ottobre 2010
Compagni di Camera
30 ottobre 2010
Show all

Il Benefattore Egoista – Una Riflessione sul Volontariato

Quella di oggi, più che una riflessione, è una domanda, o meglio, una serie di domande, che mi sono trovato a porre a me stesso prima, e a voi adesso, non trovando risposta.

Ho letto diversi articoli sulle possibilità di volontariato in giro per il mondo, piu` o meno ovunque esiste il modo di fare qualcosa, qualcosa di buono, dal semplice WWOOF, lavoro in fattorie organiche in cambio di vitto e alloggio, all’insegnamento dell’inglese nelle scuole dei paesi del terzo mondo, alle piu` classiche missioni cristiane in Africa. Ho parlato con altrettante persone che ci hanno provato, e da tutte ho sentito che è un’esperienza bellissima, in cui ricevi molto più di ciò che dai. E infine, l’altro giorno, il libreria, mi e` capitata per le mani la guida Lonely Planet al volontariato nel mondo. Io non ho mai fatto niente di tutto ciò, non ci ho neanche mai provato,  ma da qualche tempo mi sono interessato a questo argomento, essendo un buon modo per viaggiare, conoscere nuove culture, e rendere qualcosa ai paesi visitati, ed ho iniziato, cosi`, a raccogliere qualche informazione.

Ma mi è sorto un dubbio.

È giusto andare a fare volontariato per se stessi? Come va interpretato un gesto del genere se come obiettivo primario ha l’esperienza personale, invece che l’aiutare veramente chi ha bisogno? Farebbe meglio a starsene a casa chi “sfrutta” il volontariato per viaggiare, magari spendendo poco, e conoscere culture diverse tramite questa possibilità? Quanto è egoista colui che antepone al fare del bene, che dovrebbe essere il motivo principale di una “missione” del genere, la ricerca dell’accrescimento personale?

Oppure, cercando di essere meno materiali, è giusto fare del bene per sentirsi bene con se stessi? Andare a fare un periodo da volontario per mettersi l’anima in pace, autoconvincersi di essere persone buone?

Infine, hanno senso tutte queste domande? Ha importanza il perché lo fai, dato che alla fine, qualunque sia lo scopo, farai comunque del bene? Un po’ come le rockstar che fanno beneficienza per pubblicità, è così importante criticarle, o basterebbe preoccuparsi di chi riceve quei soldi?

È quindi più egoista chi va a fare volontariato per motivi personali o chi non ci va per motivi altruistici, o nessuno dei due? È peggio andarci per la propria esperienza, o non andarci perchè ciò che ti spinge a farlo è sbagliato? Porsi queste domande è già di per sé un passo avanti, è un freno, o sono un idota a farle?

11 Comments

  1. Irene ha detto:

    Non mi ero mai posta queste domande, perchè ho sempre dato per scontato che chi parte per fare del volontariato è essenzialmente spinto dalla voglia di dare; quindi si, mi sembrerebbe un po' egoista andare per ricevere soltanto.

    • angelozinna ha detto:

      Mai dare per scontato..anzi ho conosciuto diversa gente che anche senza ammetterlo lo fa piu` per se stesso..per questo anche se mi piacerebbe, ho smesso di credere nei progetti a breve termine (tipo una-due settimane e poi torni alla vita di sempre)..anche se, alla fine, qualsiasi sia il motivo, non e` sempre bene per qualcuno quello che fai?

  2. Yael ha detto:

    Quando può far star bene sia chi "da" sia chi "riceve" (per quanto spesso i ruoli si scambino) come può essere sbagliato?

  3. nick ha detto:

    domande inutili, perchè partono dall'idea che l'essere umano, dati gli attuali sistemi di produzioni, possa essere assolutamente scevro da interessi personali. Non fare, in nome di una impossibile purezza, non è certo più puro. L'importante è la consapevolezza (dante/ricevente, con ruoli interscambiabili o senza ruoli) delle proprie (motiv)azioni.

  4. lauretta ha detto:

    ogni nostra azione è dettata a fondo esclusivamente dal bene che ci fa provare (che sia fisico, materiale o solo mentale)

    ma trovo che se la re(azione), all'azione "egoistica" di partire come volontario, sia il benessere di qualcuno che ne ha bisogno, evviva l'egoismo!

  5. JohnnY ha detto:

    "Vanità…decisamente il mio peccato preferito" diceva un demoniaco Al Pacino.

    E' proprio vero che fare un'opera buona può autoconvincere sè stessi di avere un animo caritatevole.

    Il confine con la vanità e l'egoismo è sottilissimo, ma naturalmente esistono anche persone persone dotate

    di genuino altruismo.

    Aiutando gli altri veniamo a nostra volta aiutati a trovare un accrescimento personale.

    Fare volontariato aiuta gli altri e al contempo (inevitabilmente) aiuta anche noi stessi.

    Forse proprio questo incontrollato scambio "multidirezionale" rappresenta la ricchezza di questa esperienza.

    Grande blog e interessantissime riflessioni! Ciao!

  6. Doddo ha detto:

    Certo fare volontariato potrebbe essere una forma di egoismo personale, quindi ogni riflessione in tal senso, ha una sua ragione d'essere, ma……………..credo sia sempre meglio dare il proprio tempo ed impegno verso e a vantaggio del bene comune che pensare solo e sempre al proprio interesse..

  7. Doddo ha detto:

    Aggiungo: chi dedica agli altri volontariamente una parte del proprio tempo non và o non andrebbe definito "benefattore", al massimo può di cittadino attivo . Ritenere un volontario col nome di benefattore fà arricciare il naso e suscita molti dubbi .. Tema molto interessante complimenti .

  8. Antonio ha detto:

    No non è idiota porsi queste questioni. Anzi proprio il fatto di portele ti da il diritto di partire con l'anima in pace. Non credo neanche che si possa parlare di egoismo, altrimenti chiamerei egoista qualunque azione dell'uomo. il dare ed il ricevere è una condizione naturale dell'essere umano ed anzi dell'essere vivente. L'albero non dona ossigeno per ringraziare di aver ricevuto anidride carbonica, ma è semplicemente il suo ciclo naturale per la sopravvivenza. se non riceviamo niente, cosa avremmo da dare? Io penso dunque che il fatto che tu voglia fare volontariato è indice del fatto che hai bisogno di dare, o di ricevere, in entrambi i casi si mette in azione un circolo virtuoso.

Rispondi