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Panico a Cape Tribulation

Quella di oggi e` un’avventura successa ormai mesi orsono, andata dimenticata nella fretta di raggiungere nuove mete, andata persa tra i preparativi che in quei giorni eravamo intenti ad organizzare. Essendo consapevole della mia memoria da malato di alzheimer, dal momento della partenza ho, per fortuna, deciso di affidare i miei ricordi a ad un fidato diario, che tra tutto cio` che mi e` stato rubato o e` andato distrutto, solo lui e` arrivato quasi intatto fino ai giorni nostri. Ecco cosa ho trovato oggi sfogliando quelle pagine ingiallite:

29 Giugno 2010

Oggi e` un giorno particolare. Dopo quasi un mese esatto di viaggio siamo arrivati qui, a Cape Tribulation, il posto piu` alto sulla cartina raggiungibile con il nostro pulmino. Non possiamo andare piu` a nord, purtroppo, per noi, le strade finiscono qui. Come una ciliegina sulla torta pero`, questo e` uno dei luoghi piu` belli fino ad oggi, una stupenda foresta tropicale che si affaccia sul mare azzurro, nel quale si intravede la barriera corallina poco distante. Strane bestie popolano questo luogo, coccodrilli poco socevoli, iguane e ragni di dimensioni spropositate, volatili punk dalla cresta multicolore. Questa e` la nostra meta finale, come previsto, e` il momento di fare dietrofront. O forse no?

Un po` indecisi sul da farsi, io e Lorenzo, avevamo bisogno di riflettere su quale fosse la decisione piu` giusta per entrambi a questo punto. Siamo andati in spiaggia a parlare, e dopo una snervante discussione durata circa sette secondi, siamo giunti a una conclusione:

“Allora che si fa si torna a Cairns e si vende il pulmino?”
“Se si andasse a Darwin passando da Uluru?”
“Quanto c’e`?”
“4000 chilometri”
“Un po` tantini..vabbe`, partiamo domani pero`!”

Eccitati per l’aver appena aggiunto 4000 chilometri di strada in pieno deserto al nostro gia` concluso itinerario, siamo tornati al campeggio per cena, ansiosi di raccontare il nostro nuovo piano alle due amiche irlandesi conosciute la sera prima.

Loro erano arrivate da qualche giorno in Australia, e trovandosi nella stessa cucina, ieri, abbiamo fatto amicizia. Dopo i soliti poco interessanti convenevoli, “di dove siete, che fate, quanto state, dove andate”, e dopo aver raccontato alcune delle nostre avventure da uomini duri provenienti da sud, la mia mania per le bestie ha preso il sopravvento e ho iniziato a bombardarle di quesiti del tipo “Canguri ne avete visti? Koala? Kookaburra?” “Ma siamo appena arrivate..” “Cassowary? Redback? Tartarughe? Coccodrilli? Platypus?”. Nel panico per la mia pazzia da Ace Ventura, ci hanno dato la buonanotte, e ci hanno abbandonato.

Oggi pero` sono tornate, per darci la notizia che avevano visto un serpente verde. Cazzo, quello mi manca nella collezione, non voglio essere sconfitto da due principianti come loro. Ci troviamo di nuovo a cena insieme comunque, con una famiglia australiana di fianco, in una lunga tavolata sotto il cielo stellato. […] La nube di vapore che stava uscendo da un tubo di scarico sul retro della lavanderia automatica stava crescendo sempre di piu`, ma nessuno ci aveva fatto caso finche` il bambino della famiglia non l’ha indicata. Nella sorpresa generale Lorenzo, con movimenti lenti e tono convincente, rassicura tutti dicendo “Tranquilli, e` solo vapore”. Sembrava sapesse quello che stava dicendo cosi` tutti hanno ripreso a mangiare con noncuranza, apparte una delle ragazze che ha obiettato “Ma e` un po` grigio per essere vapore”, ma subito Lorenzo “Dai non dire cazzate, si vede che e` vapore, cosa altro potrebbe essere?”, e anch’io ho annuito in conferma al seguito, dando fiducia al mio amico.E` soltanto dopo circa un minuto che sentiamo le prime grida di panico provenire dalla lavanderia, “Al fuoco, al fuoco” gridava qualcuno da dentro la nube di fumo (che effettivamente, a guardarla bene, non sembrava proprio vapore),e cosi` tutti siamo corsi in aiuto di colei che aveva trovato la lavatrice in fiamme. Tutti tranne Lorenzo, che in un gesto eroico ha riempito un secchio d’acqua per tentare di salvare gli abiti in fiamme. Da esperto vigile del fuoco e` entrato nella stanza, ma nell’attimo prima di svuotare il secchio sul fuoco abbiamo sentito un nuovo grido “Pazzo, se butti l’acqua sui circuiti elettrici qui ci muoriamo tutti!”.

I vestiti di un’intera famiglia erano adesso cenere, e gli occhi gonfi di lacrime della bambina che aveva appena perso tutto, non mettevano certo di buon umore.

Anche gli sguardi di disprezzo delle due amiche irlandesi erano diventati piu` potenti di ogni parola, ma come si dice dalle nostre parti, a noi ci importa una sega. Ci aspetta l’outback, una nuova avventura, una nuova strada, il resto non ha importanza. Neanche una possibile catastrofe con una decina di vittime.

Nota storica: Cape Tribulation fu chiamata cosi` dal Capitano Cook, che cercando di attraccare con le sue navi sulla spiaggia ando a sbattere contro la vicina barriera corallina, decidendo cosi di nominare questo luogo Capo delle Tribolazioni. A quanto pare non aveva tutti i torti, questo posto ha fatto girare le palle a tanta gente.

1 Comment

  1. Claudia ha detto:

    Uomo, ma perche' cacchio articoli cosi belli non hanno neanche un commento dal 2011?? ma di visite al post ne hai? no, perche' io condivido tutto quello che posso su Fb, ma fra un po' il mio gruppo sembrera' la succursale del tuo blog! ;P

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