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Perchè Lavorare all’Estero?

Ad oggi considero il mio lavoro semplicemente come un metodo per finanziare i miei viaggi, ed essendo adesso normale lavorare un po’ ovunque, un po’ dove capita, non do più grosso peso a dove mi trovo, un posto vale l’altro. Non ho alcun interesse, al momento, nel fare carriera, nel diventare ricco, o nel viziarmi durante la mia vita statica, ed ho per questo perso un po’ il valore di quello che è un’esperienza di lavoro internazionale. Trovare impiego all’estero infatti è un’esperienza importante, non soltanto a livello professionale, ma sopratutto a livello personale.

Lavorare in un paese diverso dal nostro è infatti un metodo unico per conoscere la cultura del luogo, per vivere insieme e come i locali, e per capire veramente come funziona la vita in quel posto, cosa piuttosto difficile nelle vesti del visitatore, del turista.

La soddisfazione nell’ottenere un posto di lavoro, anche il più umile, al di fuori delle mura di casa, riuscendo a superare le varie difficoltà linguistiche, o quelle che usi e costumi differenti possono creare, è qualcosa di unico, che purtroppo non tutti hanno la fortuna di provare per motivi di età o responsabilità non sempre abbandonabili. Per i giovani però lavorare all’estero è un modo per conoscere se stessi, per imparare, guadagnare dei soldi ovviamente, e vivere in una città nuova, in un ambiente diverso.

È vero, pero’, che non sempre è semplice, la lingua uno dei problemi principali, ma anche l’ottenimento dei documenti necessari, la capacità di adattamento, permessi di lavoro e molti altri fattori possono essere ostacoli non da poco, oltre a motivi personali, come il non avere ben chiaro cosa andare a fare, o essere un po’ disorientati da un cambio così drastico, ma l’offerta di visti Working Holiday, oggi, e dell’Unione Europea, oltre alle varie possibilità per studenti, rendono comunque il tutto molto più semplice. Tutto ciò non si deve necessariamente trattare della “ricerca della fortuna”, non sempre si deve partire con l’idea di cambiare vita, di trovare di meglio, ma più di capire il mondo da una differente prospettiva, di tornare a casa magari, ma con una mentalità più aperta (di cui in Italia avremmo un gran bisogno), per riuscire a capire che non viviamo per lavorare, ma lavoriamo per vivere.

Personalmente molto è cambiato dal mio primo giorno di lavoro in Australia ad oggi. Nel Febbraio 2010, quando mi sono trovato in un campo sotto il sole a raccogliere uva per una paga ridicola ero la persona più felice del mondo, oggi invece, avendo accumulato un’esperienza lavorativa abbastanza grande da farmi trovare lavoro senza troppe difficoltà (pur trattandosi di lavori umili) e avendo lavorato in diversi paesi e ambienti, guardo ad ogni posto di lavoro da un punto di vista diverso. Oggi infatti posso permettermi di sentirmi in una posizione di potere, mi sono reso conto che io non ho bisogno di lavorare da nessun particolare datore di lavoro più di quanto lui non abbia bisogno di avere me come impiegato, ho smesso di sentire la necessità di scendere a compromessi, di piegarmi perchè non ho scelta. Perché io la scelta ce l’ho, ma per capirlo sono dovuto uscire dall’Italia.

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