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Cambiare Vita per un Anno: Working Holiday, l’Opportunità per Viaggiare Lavorando in Giro per il Mondo

Segnale stradale Australia

Più si parla di crisi, e più viene voglia di prendere e scappare, di andare a vedere come si vive dall’altro lato del mondo, di cambiare aria per un po’. E a volte, diciamoci la verità, non sono soltanto i problemi dell’Italia a spingere i giovani a cercare un’esperienza costruttiva all’estero, ma la voglia di conoscere persone nuove e diverse, immergersi in una cultura giovane, capire le possibilità disponibili, e magari tornarsene a casa con un bagaglio pieno di idee, ispirazione, voglia di nuovo. In pochi però lo fanno, un po’ nella speranza che le cose migliorino, un po’ per paura, e, infine, un po’ perché non sanno che l’oppurtunità effettivamente esiste.

Cos’è un working holiday? Semplice, un periodo della durata di alcuni mesi utilizzato per visitare un’altro paese lavorando e viaggiando. I visti working holiday oggi, sono disponibili per i cittadini italiani per Australia, Canada e Nuova Zelanda, e seppure ognuno di essi ha diverse condizioni da rispettare, funzionano tutti in modo simile. Il visto, una volta ottenuto, permette ai giovani sotto una data età di vivere, lavorare e viaggiare nel paese di destinazione senza troppe restrizioni, e riuscire quindi a finanziare la propria visita trovando impiego pagato. Questo tipo di visto, ideato appositamente per favorire lo scambio interculturale, diventa così un’opportunità unica (i visti, salvo alcune eccezioni, sono richiedibili soltanto una volta nella vita) per capire come si sta nei panni di un australiano, un canadese o un neozelandese.

Io i miei visti working holiday voglio finirli tutti e tre, voglio consumarne uno dopo l’altro dal primo all’ultimo giorno, e un po’ mi dispiace, quando racconto i miei viaggi, pensare che due se ne sono già andati. L’Australia nel 2010 e la Nuova Zelanda nel 2011 mi hanno ospitato per dodici mesi a testa, e di entrambe posso dire che, se non altro, sono riuscite a cambiare la mia idea di precarietà, di flessibilità del lavoro, e forse anche della vita. Ma non è tutto oro quello che luccica, è bene chiarire cosa offrono davvero questi famosi working holiday prima di preparare le valigie per partire alla ricerca dell’oro.

Per ottenere il visto basta un passaporto ed una connessione ad internet, si richiede sul sito dell’immigrazione del paese di destinazione, si paga, e si aspetta qualche giorno perché venga approvato. Da quel momento si ha a disposizione un anno per attivare il nostro working holiday al momento dell’arrivo, cosa succede in seguito sta a noi, anche se forse, ciò che ci si aspetta di trovare non è sempre ciò che ci attende.

I viaggiatori che arrivano in Australia, una delle mete più popolari, con un visto working holiday sono oltre centomila ogni anno, ma coloro che lo fanno nella speranza di cambiare vita, di trovare fortuna, sono molti, molti pochi, e anche tra questi, quelli che ci riescono sono ancora meno. Come dice il nome stesso la principale motivazione di una vacanza-lavoro è la vacanza, mentre il lavoro è soltanto lo strumento per poterselo permettere, così è come viene promosso, e così è come, nella maggior parte dei casi, avviene. Si arriva, si lavora per alcuni mesi, e poi si viaggia, si esplora, e si conoscono centinaia di ragazzi che come noi si sono presi la libertà di lasciarsi tutto alle spalle per un anno, e, alla fine, si torna a casa. Come mai? Semplice, pur essendo tutti e tre paesi ricchi di opportunità spesso una volta arrivati ci si rende conto che non fanno per noi, e anche quando c’è la volontà ottenere un’estensione del visto non è facile, e il processo per la residenza permanente può essere lungo, costoso e incerto. A volte, semplicemente non ne vale la pena.

E allora, una vacanza lunga un anno intero non è una perdita di tempo per chi sta pensando al proprio futuro? Assolutamente no, ciò che si impara vivendo così lontano da casa, mettendosi in gioco in economie sì forti ma molto competitive, stando a contatto con persone di ogni cultura ed etnia è qualcosa che ci forma, che costruisce un’esperienza che pochi curriculum possono battere. E il consiglio è proprio questo, partire per la sola e semplice esperienza, senza aspettative, senza secondi fini, ed essere aperti a ciò che ci arriva incontro, magari la conoscenza giusta, magari l’occasione di una vita.

Il working holiday è un’opportunità da cogliere al volo, che forse non farà diventare ricchi, ma farà aprire gli occhi su cosa, per noi, conta davvero.

 

Stai pensando di partire? Dai un’occhiata alla guida per il Working Holiday in Australia!

4 Comments

  1. Yael ha detto:

    Angelo, qualcosa non mi torna: questo non è il tuo secondo anno in Nuova Zelanda?

    • angelozinna ha detto:

      Si, io ho finito il mio working holiday e adesso sono qui con un altro tipo di visto, ma non è stato qualcosa di programmato e si può considerare un'eccezione alla regola!

  2. Sara ha detto:

    Ciao Angelo!! Molto interessante il tuo blog e pieno di spunti.

    Io sono indecisa tra il Canada e l'Australia per il Working Holiday…Due realtà completamente diverse…prima o poi mi verrà l'illuminazione per scegliere…Te a pro dell'Australia che mi suggerisci?

    • angelozinna ha detto:

      Non sono stato in Canada ancora, quindi è difficile fare paragoni. Sicuramente c'è il clima, che in Australia è sempre bello, poi le opportunità che in Au non mancano, anche per i viaggiatori, mentre in Canada non conosco la situazione. L'Australia poi ti da un anno intero, mentre il Canada solo 6 mesi!

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