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5 Cose che Non Vorrei Più Leggere su un Travel Blog

Travel blogger

Se considerassi i blog di viaggi come semplici raccoglitori di informazioni turistiche non credo avrei la forza mentale di mettermi, ogni settimana per quasi due anni, a scriverne uno. Come per ogni altra pubblicazione, sito, libro o diario contenente una qualche forma di narrativa di viaggio, ciò che mi intrattiene di più nel leggere questo tipo di scritti è l’originalità con cui viene descritto un luogo, la sincerità dei racconti, e anche, perché no, le raccomandazioni chiaramente oneste. Nei blog si aggiungono a questi fattori l’aspetto personale, il carattere dell’autore che traspare fra i diversi post, l’ispirazione che ha portato una persona prima a viaggiare e poi a scrivere senza secondi fini, la passione di chi ama quello che fa. Questi dettagli, quando curati, diventano, per me, ancora più importanti delle mete trattate, che, spesso, non ho neanche alcun interesse immediato a visitare.

Oggi un po’ chiunque ha un blog, e sempre di più sono quelli che trattano il mondo dei viaggi. C’è chi inizia utilizzandolo come un semplice diario e poi si evolve, cresce e si trasforma in qualcosa di più grande, e c’è chi parte in quarta, da esperto del settore, dispensando consigli e svelando i segreti più nascosti, magari riuscendo anche a guadagnarci qualcosa. In ogni caso, quello che avvalora veramente un travel blog è la sua unicità, la capacità di coinvolgere il lettore nelle proprie storie, il processo creativo che porta una persona a pubblicare ciò che pensa in un determinato modo. Quest’ultima è, a mio parere, la parte più difficile. Come si riesce ad essere innovativi in un mondo in cui tutto è già stato scritto e ogni luogo è già stato visitato? Dove si trova l’equilibrio tra una narrativa trasparente ed un taglio nuovo, interessante, accattivante? Una risposta unica ovviamente non esiste e lo studio del linguaggio utilizzato nella comunicazione del viaggio mostra con quale rapidità questo tenda a cambiare, infrangere le regole ed evolversi in direzioni inaspettate.

Pur non sapendo dire con esattezza come o cosa sarebbe opportuno scrivere, so dire con precisione cosa non vorrei più leggere in un travel blog. Mi capita, per piacere o nella ricerca di ispirazione, di leggere molti blog di viaggi e sempre più spesso mi imbatto in testi che sembrano modelli preconfezionati, frasi fatte provenienti da depliant di agenzie turistiche o articoli contenenti descrizioni anonime degne di un telegramma spedito al risparmio. Quelli che seguono sono cinque esempi di scrittura di viaggio che non vorrei più dover leggere e che, probabilmente, sono stati tutti utilizzati da me in prima persona fino a cinque minuti fa:

1. Il miglior ristorante/hotel di -inserisci città- scoperto in un week-end. Cioè, sei stato in una città per due giorni e mi consigli il miglior posto dove mangiare o dormire? Hai mangiato un pezzo di pizza in un posto a caso solo perché Pizza Hut era chiuso e scrivi un post intitolato “La migliore cucina italiana a Londra”? Hai dormito una notte in un albergo trovato su internet e guarda un po’ è il migliore del pianeta in fatto di qualità (media) e prezzo (medio)? No grazie. Le uniche recensioni che prendo sul serio, a meno che non si tratti di luoghi veramente particolari e unici nel suo genere, sono quelle provenienti da persone che hanno avuto modo di fermarsi e conoscere a fondo un luogo, di sperimentare e comparare diversi posti, oppure che hanno avuto la fortuna di conoscere e ricevere consigli validi da dei locali. Parlami piuttosto di come è andato il viaggio, di cosa hai visto e come ti sei organizzato, includendo magari tra le righe dove hai mangiato o dormito.

2. Post lunghi cinquecento parole sul “Come arrivare dall’aeroporto alla città” in una qualsiasi località europea. Capirei se stessi volando in Antartico dove chiedere ad un pinguino potrebbe rivelarsi difficoltoso, ma dato che stai andando in una località occidentale e non hai intenzione di fingerti parcheggiatore per rubare un mezzo all’arrivo, non c’è bisogno di un intero post. Anzi, ti aiuto, te lo scrivo io qui il post così ogni volta che ne avrai bisogno portai copiare ed incollare: “Arriva all’aeroporto. Prendi l’autobus”. Piuttosto scrivi di come in realtà il costo del biglietto aereo è solo una parte del totale, dividi il budget per categorie e descrivi dove si deve essere pronti a spendere qualcosa in più, dove avresti potuto risparmiare e magari compara il tutto ad un’altra città. Oppure postalo su Twitter, che una frase basta e avanza.

3. Post su mete non ancora visitate/destinazioni che sogni di visitare. Stai per andare su Marte? Interessante. Stai pensando di andare a Marina di Pisa nell’estate 2016? Tienitelo per te, e magari raccontamene quando torni. Scrivi di cose concrete, di luoghi che conosci, di esperienze vere. Anche l’organizzazione di un viaggio può essere interessante, ma deve rimanere qualcosa di reale, di cui ti stai effettivamente occupando, non di un’idea vaga che ti è rimasta in testa dopo la settima birra al pub.

4. Low cost, last minute, offertissima, e altre parole che non significano niente. Oggi tutto è low cost, o, perlomeno, più low cost di qualcos altro. Devo aver letto (e scritto) low cost così tante volte che ormai credo che dovrebbero essere loro a pagare me dato che meno di zero non si può spendere. Lo sappiamo che Ryanair è la compagnia aerea che costa meno, lo sappiamo che quell’albergo dove sei stato solo tu è più economico di tutti gli altri, e che se mangi per strada spendi poco e al contempo fai full immersion nella cultura locale (del kebab). Ti dico un segreto: si può spendere ancora meno. Nella maggior parte dei blog che si promuovono come esperti del low cost trovo prezzi poco sotto la media, consigli scontati e dritte banali. Un buon rapporto qualità-prezzo non è low cost, è un buon rapporto qualità-prezzo. O mi dici come spendere davvero poco o mi godo il viaggio senza stare a preoccuparmi per qualche spicciolo.

5. Frasi fatte e perle di saggezza. Quante ne avrò dette di queste non lo so neanch’io. “Terra di contrasti”, “Paradiso tropicale”, “Il sogno di una vita”, “Una vista mozzafiato”, “Terra dei sorrisi”, “Una perla nel mediterraneo” (no, ok, questa forse mi manca). Insomma, che palle. Descrivimi un luogo, parlami della gente, raccontami qualcosa di vero, di vivo. Le parole di plastica lasciamole alle vetrine dei tour operator e i paradisi lasciamoli alle bibbie. Per favore.

E a voi cosa piace o non piace leggere? È troppo chiedere ad un blog di creare buona narrativa di viaggio o andrebbe considerato semplice mezzo di informazione amatoriale?

66 Comments

  1. 100days ha detto:

    Uè che hai contro Marina di Pisa?! È una perla del mediterraneo!!! 😀 Concordo in pieno, ma qualche volta in questi post ci si casca sempre, non te ne rendi neanche conto e hai scritto 500 parole su 30 minuti di bus dall'aeroporto al centro! 😉

    • angelozinna ha detto:

      Io vivo (vivevo!) a mezz ora da Marina di Pisa, è stato il primo posto che mi è saltato in mente! Come ho detto, anch'io che critico di post semplici e diretti credo di averne scritti alcuni. Il problema non è che non li voglio scrivere è che non li voglio leggere!

  2. marta ha detto:

    io, di quei 5 punti, a rigor di memoria, non ne ho scritto e se parlo di locali ne do solo la mia impressione, proprio perchè le informazioni tecniche meglio chiederle all'agenzia di viaggi o alla guida….. magari non farò nemmeno una grande narrativa ma racconto commentando le mie foto nel modo più naturale che mi viene e a seconda di quel che mi è piaciuto o colpito in bene o in male……….ed è il modo che preferisco trovare anche negli altri blog, racconti troppo lunghi talvolta annoiano se non raccontano qualcosa di particolare e solo foto, altrettanto dato che ne vorresti sapere di più e nessuno te le illustra.

    • angelozinna ha detto:

      D'accordissimo!Io, come ho detto, di quei punti probabilmente alcuni ne ho scritti e ne sono anche andato fiero. Quello che conta secondo me è che si scriva in modo genuino, la tecnica poi può migliorare, ma l'importante è che si riesca a trasmettere ciò che il viaggio rappresenta per noi. Credo che scrivendo a caldo, appena finita l'esperienza, porta a dilungarsi e magari a far annoiare qualcuno, mentre soffermandosi più a lungo magari si può studiare meglio il linguaggio da utilizzare ed il taglio da dare. Insomma ci sono cose che funzionano meglio di altre e credo che un blog sia un buon posto dove testare le reazioni di chi legge, post dopo post!

      • RobyFocus ha detto:

        Concordo sia con Marta che con te. Il mio intento è proprio quello di trasmettere le emozioni di "quel" particolare viaggio e sti 5 punti cercherò di tenerli sempre a mente per non cascare in trappola utilizzandoli 😉

        … anzi quasi quasi mi rileggo i vecchi post per cercare qualche caduta di stile 🙂

  3. Simon ha detto:

    Eccellente analisi e un post ben scritto, come se ne leggono raramente (purtroppo). Moltissimi – me compresa – hanno iniziato a scrivere un blog di viaggi, ma la verità è che non basta scrivere per essere un buon narratore. Una storia è molto più di un aggregato di parole. Scrivere bene richiede talento (e anche se qualcuno non lo vuole sentire, non tutti hanno il dono della scrittura. Di sicuro hanno altri talenti) e molto lavoro. E per raccontare una bella storia ci vuole creatività e, aggiungo, bisogna mettere da parte il proprio ego. Le storie hanno una ragione di esister per essere raccontate al mondo, e vengono lette e condivise se sono belle, se trasmettono un'emozione.

    • angelozinna ha detto:

      Grazie, commento molto costruttivo. Condivido in pieno, sia sul mettere da parte l'ego che sull'impegno che è necessario per comporre un bel testo. Ho perso un po' di fede però sulla condivisone delle storie qualitativamente migliori, nella mia esperienza il contenuto che va virale è spesso quello più spicciolo, quello che richiede meno impegno per essere interpretato. E ben venga da una parte, dovrebbe sempre essere il pubblico a scegliere cosa leggere!

  4. Giovy ha detto:

    Il tuo post è davvero molto bello e arriva dritto al punto. Io scrivo di viaggi, principalmente i miei e mi piace snocciolarli pezzettino per pezzettino perché un viaggio non è un semplice insieme di nozioni o consigli ma un viaggio è un'emozione da raccontare.

    Mi permetto di dissentire solo a riguardo dei "viaggi che mi piacerebbe fare". A volte viaggio con la fantasia ma ci credo così tanto che ricerco mille soluzioni per aver già tutto pronto quando potrò fare quel viaggio. Allora mi capita di consigliare certe destinazioni dove non ho ancora messo piede.

    In primis, le consiglio a me.

    • angelozinna ha detto:

      Giovy, non fraintendermi, io viaggio più con la mente che con il corpo. Penso sempre a dove sarò il mese prossimo o a come fare per arrivare dove vorrei andare. Potrei scrivere un libro parlando di dove vorrei andare e come vorrei andarci, il problema è che se mi mettessi a consigliare luoghi che non conosco, finirei per raccomandare nient'altro che una fantasia. Io credo che sia chi è in cerca di semplici informazioni sia chi di racconti di viaggio voglia leggere ciò che si avvicina di più alla realtà. Capisco però che a volte sia leggendo che scrivendo si viene presi dall'ispirazione, ed è proprio bello poter pianificare centinaia di viaggi, cercare di provare oggi quello che si sentirà domani. È bello, ma è fantascienza! Quello che voglio dire è: non smettere né di sognare, né di scrivere dei tuoi sogni, ma non consigliare a me un luogo che non hai ancora visto!

  5. Federica ha detto:

    Non sono per nulla d'accordo, se vado a Valencia io voglio sapere dove mangiare, ovvio cose tipiche, non ti vengo a scrivere dove stanno i Mc Donald's. Oppure se merita recensisco il posto in cui ho dormito se ha un buon rapporto qualità prezzo. Queste sono cose che io personalmente cerco, spicciole e pratiche. Alla fine ognuno di noi scrive nel modo e nel contenuto che poi vorrebbe trovare online o mi sbaglio?

    Se poi tu mi vuoi fare un post sulla bellezza del viaggio, la romanticità dei paesaggi e bla bla bla, io quelli me li godo da sola, non li voglio leggere.

    Io la penso così, poi tutti liberi, di blog ce ne sono tantissimi ormai, ognuno scelga quello che sente più vicin 🙂

    • angelozinna ha detto:

      Ciao Federica,
      capisco perfettamente la tua critica, ma credo tu abbia letto quello che ho scritto molto superficialmente. Prima di tutto vorrei chiarire una cosa: se tu scrivi un post intitolato "Dove dormire a Valencia" io presuppongo che tu conosca bene la città, che tu abbia dormito e comparato diversi tipi di allogio, e, infine, che tu mi stia consigliando i migliori luoghi dove dormire. Questo in un weekend non è possibile. Ciò non ti vieta di parlare di dove tu abbia dormito, anzi, questa è probabilmente una parte importante del viaggio, ma tra raccomandare un posto e offrire un opinione personale c'è una bella differenza. Al contempo, io che voglio andare a Valencia cercherò su Google "Dove dormire a Valencia" e in prima pagina appari tu. Diciamo che io leggo e ti do retta. Significa questo che l'informazione è accurata? Significa che mi dai il pezzo di informazione di cui ho veramente bisogno? No, significa che hai/sei un buon SEO e poco altro. Questo è il motivo per cui raramente prendo sul serio recensioni del genere. Come ho scritto nella prima riga del post, se scrivessi un blog per dare semplici informazioni turistiche mi sarei annoiato da un bel pezzo, ma deve essere così per tutti? No, ognuno scrive quel che vuole come hai giustamente detto tu!

      Detto questo io mi riferivo a qualcosa di completamente diverso.

      Un cosa che credo tu non abbia inteso, è il "Se poi tu mi vuoi fare un post sulla bellezza del viaggio, la romanticità dei paesaggi e bla bla bla" perché queste sono esattamente le frasi fatte, e le storie scontate che non voglio leggere e che non mi dicono niente. Vorrei leggere di viaggi veri, di esperienze belle e brutte, e trovare ispirazione nelle parole di qualcuno (ti assicuro che in tanti la cercano), più per come mi viene comunicato un viaggio che per il luogo in sé (come ho detto nel post).

      Io capisco che le tecniche di marketing hanno valore all'interno di un blog, ma quando mi dici che ognuno di noi scrive nel modo e nel contenuto che poi vorrebbe trovare su internet ti rispondo di no, ti rispondo che a me piacerebbe trovare contenuti genuini e utili e non quelli che appaiono per primi perché le giuste parole chiave sono state inserite al posto giusto nel momento giusto.

      Poi sono d'accordissimo sul fatto che se voglio andare in un luogo ho bisogno di informazioni partiche ed esatte, ma non era questo tipo di scrittura a cui mi riferivo nel post. Le informazioni fredde per me, pur essendo utilissime, non sono scrittura di viaggio di qualità, non c'è un processo creativo, e non ha importanza in quale linguaggio siano comunicate.

      Nel blog parlavo di narrativa che leggo per piacere, ma credo che avendo tu un blog che raccoglie informazioni turistiche ti sei sentita presa in considerazione anche se non lo eri. Ti auguro di continuare a fare quello che fai meglio, e credo che nonostante entrambi scriviamo di viaggiare, viaggiamo su binari paralleli, che poco hanno a che fare l'uno con l'altro!
      Ciao!

      • Ciro ha detto:

        Angelo, sono d'accordo con te quasi su tutto, meno sul fatto di quello che noi definiamo "il circolo della fiducia". Sono d'accordo sul fatto che Federica in un weekend non possa scrivere un post sul migliore posto dove dormire a Valencia, ma sono convinto che Federica può scrivere un post su dove dormire bene a Valencia, se ha avuto un'esperienza positiva. Giudicare il tipo di esperienza dipende da te: se Federica è all'interno del tuo circolo, ovvero se la conosci e sai che tipo di viaggiatrice è, puoi sentirti affine (o no) a lei e giudicare la sua esperienza valida anche per te (o no). Non è solo il messaggio che conta ma anche l'emissore: se io ho dormito in 20 hotel di Valencia ma ho uno standard di vita molto alto, magari mi sembreranno tutti mediocri anche se non lo sono. E a te quindi nulla serve il mio post. Ciao!

        • angelozinna ha detto:

          Ciao Ciro,
          grazie del commento. Siamo completamente d'accordo e non credo di aver detto qualcosa di diverso. Innanzitutto nel post parlavo di ciò che leggo per piacere, non tanto delle informazioni turistiche (che, personalmente, ricerco poco sui blog), che secondo me sono due cose ben diverse e comunque ognuno può scrivere quello che vuole, come vuole. Quelli che ho detto nel primo punto è proprio quello che dici tu, non mi piace chi scopre un luogo in un weekend e lo vende come il migliore per essere trovato più facilmente su google, sia perché non posso prenderlo sul serio (perdendo così la fiducia), sia perché l'informazione oltre a essere fine a se stessa non è accurata. Come ho detto più avanti però mi piace leggere di itinierari ed esperienze anche brevi, e se nella storia ci si mette dentro dove si è dormito e come ci si è trovati tanto meglio. Insomma io credo che in blog per ottenere la fiducia di cui parli ci voglia un po' di personalità, e anche nel dare informazioni utili (che sono sempre ben accette) c'è modo e modo.
          Insomma, Ciro, credo che stiamo dicendo la stessa cosa! Il secondo punto (quello sullo scrivere come arrivare dall'aeroporto alla città) è quello che ha avuto meno consensi, dato che se un informazione è utile, significa che vale la pena pubblicarla. Nonostante per me cose del genere sono molto banali (basta chiedere ad ufficio informazioni quando si arriva), capisco che possono essere molto utili a qualcuno, ma rimane il fatto che sono informazioni fini a se stesse, che non danno contesto e raccontano poco, che va benissimo, ma per chi legge di viaggi per piacere (cosa che faccio io con i blog) è un testo vuoto e noioso. Per le informazioni meglio minube!

  6. Amisaba ha detto:

    Complimenti! quoto tutto. Penso che lo stile personale con cui si racconta faccia la differenza tra due post che parlano di una stessa località. I post lunghi non li leggo fino in fondo a meno che non si tratti di un blogger che mi abbia conquistato in maniera particolare e di cui quindi mi interessi sempre conoscere cosa ha da dire. Mi piace trovare qualche check list breve all'interno di un post; come d'altronde hai fatto tu in questo indicando le 5 cose che non ti piace leggere in un blog. Mi piacerebbe trovare di ogni località sia i 'must' da visitare sia qualcosa, anche solo una, scoperta per caso dal blogtour che lo abbia colpito in maniera particolare o anche un collegamento di quanto visto con qualcosa che appartenga al bagaglio di conoscenze del blogger.

    • angelozinna ha detto:

      È vero le liste e le checklist possono alleggerire di molto un articolo che altrimenti sarebbe lungo e pesante, ma utilizzare troppo questa tecnica a volte rende tutto un po' troppo schematizzato. Detto ciò io farei una lista per praticamente ogni cosa, dal come fare colazione ad una lista su come fare una lista in un post. Sui "must" (di cui ho scritto anch'io in passato) ho un'opinione contrastante. A volte penso che si vorrei sapere tutto il meglio di un luog prima di partire, mentre altre vorrei non sapere proprio niente e vedere che succede una volta arrivato. Ma poi immagino che se vai in Egitto e scopri che c'erano le piramidi solo quando torni a casa ti potrebbero girare le palle!

  7. Valentina ha detto:

    Complimenti, bellissimo post che condivido pienamente. Nel mio blog -che ha ancora poca vita ma risorgerà a dicembre, quando partirò per un lungo viaggio di 2 anni in solitaria- cerco di trasmettere le emozioni del viaggio, piuttosto che semplici informazioni, che anzi, scarseggiano. Probabilmente non sono una travel blogger, eppure viaggio, spesso, a lungo, in solitaria. Vorrei che il mio blog stimolasse la curiosità di vedere nuovi posti, lentamente, senza fretta, conscere e non semplicemente vedere.

    Ovviamente, rispondendo alla domanda in chiusura al tuo post, è tutto molto soggettivo, dipende dal significato che ognuno dà alla parola "viaggio" e da cosa cerca in un travel blog. Per quanto mi riguarda io leggo con piacere un travel blog con un'appassionante narrativa di viaggio, che trasudi la passione per il mondo e la sua gente.

    Complimenti per il blog, ti seguo molto volentieri!

    Valentina

    • angelozinna ha detto:

      Quello che tenti di fare tu è esattamente quello che cerco di fare io. Siamo d'accordo, non posso che augurarti buon viaggio. Dove te ne vai?

      • Valentina ha detto:

        Parto dal sud est asiatico, poi non so dove andrò a finire, non ho fretta.

        Visto che pare abbiamo gli stessi gusti ti consiglio "La mente del Viaggiatore" di Eric J.Leed, potrebbe forse piacerti, è un analisi della concezione del viaggio nella storia. Immagino che "Vagabonding" di Potts tu lo conosca già, come Chatwin e Kapuscinski. Se hai qualche lettura da consigliarmi, anche travel blog, fammi sapere! Adoro la letteratura di viaggio!

        Ciao

        Valentina

        • angelozinna ha detto:

          Magari allora ci vediamo lì! Leggerò il libro che mi hai consigliato, conosco Potts (che tra l'altro ha un blog, Vagablogging, molto interessante) e sto cercando il suo altro libro "Marco Polo non è stato qui" o qualcosa del genere ma qui in Nuova Zelanda non si trova! Ultimamente ho letto (e scritto un post) sul lavoro di Aldous Huxley, ma trovo divertente anche Bill Bryson, anche se non so se tradotto in italiano fa lo stesso effetto. Se ti interessa la scrittura di viaggio, più a livello di articoli che libri ti consiglio fortemente di seguire il sito Matador Network, che ha davvero un sacco di materiale, oppure World Hum e Vagabondish. Se poi vuoi dei blog basta chiedere te ne posso mandare circa un miliardo (in inglese).
          Ciao!

  8. Veru ha detto:

    Bel post, molto interessante. Io onestamente concordo tranne forse per il punto 2 nel senso che poi l'informazione di servizio, se "supportata" da esperienze tangibili, è sempre utile anche se banale. Mi hai dato lo spunto per scrivere quello che volevo scrivere da parecchio 😀

    • angelozinna ha detto:

      Lo so, il secondo punto è quello che ha trovato meno consensi, ben venga! Non ho niente contro l'utilità dei post, anchio ne scrivo tanti sul "Come fare/Come arrivare.." ecc.., però cerco sempre di dargli un taglio diverso da quello un po' freddo delle guide turistiche. Le informazioni vanno bene, ma un blog dovrebbe avere un po' di personalità credo, altrimenti diventa noioso, questo è quello che intendevo.

      Insomma si può disegnare una mappa geografica, o si può dipingere un paesaggio, entrambi rappresentano la stessa cosa, ma la prima è uno strumento utile ma fine a se stesso, il secondo è un'opera che comunica qualcosa di particolare. Ecco, a me piace leggere questo tipo di blog per semplice intrattenimento. Le informazioni utili sono benvenute, ma appartengono ad un altra categoria di scrittura, credo.

      Sono contento di averti dato spunto per un post, magari ci miglioriamo un po' tutti scambiandoci opinioni.
      Ciao!

  9. holikarang ha detto:

    in effetti la cosa migliore che un blogger potrebbe fare è di scrivere con l'ottica del lettore. Io non ho un blog di viaggi, spesso per me le cose sono più facili perché la mia nicchia è meno battuta attualmente, ma a volte sorrido leggendo alcuni blog che imitano lo stile 'giornalistico' o 'pubblicitario'… Io credo che la cosa fondamentale per un blog sia di dare un parere personale vero, che sia o meno condivisibile, se non ci metti del tuo, se non dai il tuo taglio, chiunque può trovarsi la stessa informazione in altri posti 🙂

  10. Sono d'accordo su tutto: personalmente mi piace raccontare una storia, la mia, facendo venir voglia al lettore di provare quell'esperienza sulla propria pelle. Ogni tanto qualche post più informativo mi scappa, ma un viaggio deve suscitare curiosità, voglia di partire ed incontrare le stesse (o simili) sensazioni. Personalmente mi sono stufata dei post freddi che hanno le paroline chiave al posto giusto (e soprattutto se chi li scrive è stato pagato per farlo): non mi ispirano fiducia quanto può fare un racconto di viaggio sincero, di chi è tornato e sente proprio il bisogno di buttare per iscritto tutto ciò che è stato vissuto in quel viaggio. Ma per fortuna siamo in tanti e ci sono abbastanza blog per tutti i gusti, e quindi va bene così. 🙂

    • angelozinna ha detto:

      Niente contro i post informativi, anzi probabilmente sono i più utili. Non devono però essere banali o scontati, c'è informazione e informazione, e poi comunque credo che vadano comunque scritti con un po' di personalità. A dire la verità non ho neanche niente contro i post sponsorizzati finché sono in linea con il blog ed è specificato che sono per fini pubblicitari. Poi insomma, davvero, c'è posto per tutti, ognuno legge ciò che gli piace!

  11. Claudia ha detto:

    Ciao Angelo, ho iniziato a seguire questo blog perchè lo trovo veramente interessante. Sono d'accordo con quello che dici, ma vorrei farti una domanda: secondo te gli utenti del web che cercano informazioni sui viaggi hanno veramente ancora voglia di leggere un "racconto" o un diario di viaggio? intendo una storia anche un pò lunghetta, ma ben raccontata, con belle immagini e qualche informazione tecnica (soprattutto se si tratta di un luogo poco noto magari).. perchè io temo di no. A me piace tantissimo scrivere i racconti dei miei viaggi al ritorno, mi costano giorni e giorni di scrittura, è come scrivere un libro, ma lo faccio prima di tutto per me stessa e basta. Il fruitore medio di internet infatti secondo me è sempre più un lettore frettoloso e poco attento, che cerca notizie e le "pretende" subito; per farti un esempio, qualcuno ogni tanto mi scrive: ho visto che sei stata nel tal posto, potresti darmi tutte le info necessarie per andarci, volo, alloggio, auto a noleggio… Mi viene da rispondergli: intanto, cara mia, non sono mica un'agenzia di viaggio, seconda cosa, significa che non hai letto niente di quello che ho scritto, perchè nel racconto le informazioni magari ci sono, anche se non mi dilungo per un intero capitolo a descrivere com'era fatto il bagno dell'albergo! Quindi, probabilmente è vero che la gente che legge cerca solo le informazioni spicciole (e magari anche qualcuno che gli organizzi il viaggio al posto suo a costo zero ..) e niente gli frega della scrittura creativa. Io comunque continuo per la mia strada! 🙂 ciao

    • angelozinna ha detto:

      Ciao Claudia,
      grazie mille per i tuoi commenti costruttivi! Io sono d'accordissimo con te, e anzi, quando sono io a cercare un'informazione diretta, poco mi interessa di come è scritto e se troppo lungo mi annoia facilmente. Ma non è questo il punto. Ma come ho scritto nella prima riga, se considerassi i blog di viaggi solo come raccolta di informazioni turistiche, bhe'..che palle!
      Secondo me una grande differenza la fa il "per chi scrivi un blog". Se scrivi puntando alle persone che cercano qualcosa su google, magari ad aiutare chi ha bisogno di una dritta, cercando di farti trovare da chiunque scriva "dove dormire a.." o "come arrivare a..", ben vengano i post spiccioli e semplici. Se però, come cerco di fare io in questo blog, punti ad un pubblico diverso, ossia a qualcuno che torna, che legge perché gli piace quello che scrivi e magari c'è modo di costruire un rapporto tramite opinioni o riflessioni (come accade con questi commenti), allora è necessaria una scrittura differente, almeno così credo. È ovvio ci vuole un buon equilibrio, ma bisogna capire cosa si sta facendo, e per chi.

      Nel post comunque, come ho già detto in altri commenti, non mi scaglio contro le informazioni in sé (che spesso sono utili), ma contro chi utilizza di continuo frasi a effetto che non hanno più valore, chi offre informazioni scontate e facilissime da trovare ovunque, e chi crea contenuto vuoto per qualche visita in più (che probabilmente funziona). Questi blog mi annoiano, e a dire la verità non so se li prenderei sul serio anche quando avessi bisogno di un'informazione pura e cruda.

      Mi hai dato lo spunto per un altro post, approfondirò!
      A presto,
      Angelo

      • Claudia ha detto:

        Ciao, anch'io non ho nulla contro i post o i diari pieni di informazioni, anzi, però poi, come quando si compra una guida cartacea come la Lonely, questo dovrebbe restare appunto una "guida", per farsi un'idea o farsi venire un'ispirazione, o nel caso invece proprio per trovare quell'informazione specifica altrimenti introvabile. Dopo, ognuno il suo viaggio se lo dovrebbe costruire e vivere da sè, altrimenti che gusto c'è a ricopiare l'itinerario ed il viaggio di qualcun altro pari pari??

        Riguardo al "per chi scrivi" io me lo chiedo da un bel pò di tempo, ed hai ragione: ognuno si dovrebbe chiarire bene questa cosa per sè altrimenti si rischia di perdersi un pò per strada.

        • angelozinna ha detto:

          I consigli o le dritte non c'è niente di male a darli, ma bisogna vedere come sono impostati. Chi ne scrive per fare numero non credo punti a farsi conoscere ma più a farsi trovare, chi invece cerca la fiducia deve scrivere qualcosa di diverso. Non so se meglio o peggio, ma differente!

  12. RobyFocus ha detto:

    Sono arrivato tardi ed è stato detto già tutto: raccontare il viaggio, trasmettere emozioni, non essere sterili e freddi, creare un legame, essere di ispirazione , etc.etc.

    Per cui non ho altro da aggiungere se non dire che la discussione scaturita ed i pensieri scritti sono sicuramente interessanti spunti su cui rifletterò prima di pubblicare un post.

    Saluti

  13. Giulia Raciti ha detto:

    Perla del mediterráneo era Taormina! Forse ha perso il titolo ma era davvero considerata così prima che la distruggessero con hotel a 5 stelle

  14. Francesca ha detto:

    Grande! Anche per come rispondi dolcemente ai commenti! Io sarei molto meno polite!

  15. viaggideirospi ha detto:

    Bryson è ottimo anche in italiano, dovrò leggerlo in inglese però per capire la differenza!! io arrivo dal post successivo e capisco da dove è nata la questione. Per fortuna la rete è libera, la mente di ogni individuo è un mondo a parte per cui, credo che alla fine, ci sia davvero spazio per tutti e per tutti i gusti. Mi fa solo piacere che ci si renda conto delle differenze che esistono nel vivere un viaggio, nel come lo si racconta e di come si viaggia. Noi viaggiamo alla "maniera Rospi" siamo semplicemente noi stessi e come viviamo noi la dimensione "Viaggio". Ho imparato ultimamente in rete, che dalla diversità e dallo scambio, con viaggiatrici/ori più o meno affini al mood Rospi, si può cmq crescere e imparare e ripeto, ben venga avere una nicchia di lettori fidelizzati!!! Quello che mi urta terribilmente è vedere che vengono considerati i Guru del Travel Blogger, i soliti nomi, persone che non so se hanno mai viaggiato prima di un blog tour e che passano le ore attaccati a FB e TW durante un viaggio, anzichè godersi le meraviglie che il nostro pianeta regala…

    • angelozinna ha detto:

      Ciao, ti ringrazio per i commenti. Come ho detto, e come hai detto te, ognuno può scrivere che gli pare, e questo è il bello. Essere guru poi del travel blogging è una cosa che ad alcuni può dare soddisfazione, per essere guru di viaggi ci vuole qualcosa in più!
      Ciao!

  16. Elisabetta ha detto:

    Interessante questo articolo, e concordo su tutto. Sto viaggiando perl'Asia da cinque mesi, e quando mi metto davanti alla pagina vuota per creare un articolo, se devo cominciare a scrivere informazioni turistiche mi viene la nausea. Ora sono in Oman, e credo i lettori siano più interessati a sapere come faccio a tener testa agli sguardi insistenti di questi arabi calienti, o piccoli segreti sulla vita omanita dietro il velo (visto che sono in famiglia), piuttosto che leggere l'ennesima recensione sul souk di Muscat.

    • Angelo Zinna ha detto:

      Che bel giro Elisabetta! Prossime tappe? Quanto starai?

      • Elisabetta ha detto:

        Prossima tappa già cominciata: sono appena atterrata in Iran. In questo momento sono a Tehran, che mi ha colpita appena uscita dall'aeroporto. Credo che la prima impressione di una città, la primissima, sia come quella che abbiamo per le persone: si rivela sempre quella giusta. E' una questione di feeling: o mi piace subito, o niente. Dopo dovrei tornare in Oman, c'è una possibilità lavorativa. Peccato che l'Oman sia uno di quei paesi "niente". La mia aspettativa dal posto fisso (già la parola soffoca di suo) scadrà a luglio. Da qui ad allora tutto può succedere. Tu lo sai bene, no?

        • Angelo Zinna ha detto:

          Più o meno! Chissà che non ci incrociamo allora! Ciao!

          • Elisabetta ha detto:

            Sì, speriamo di incrociarci da qualche parte nel mondo 😉

          • Elisabetta ha detto:

            ps. Il tuo sito era bloccato dalla censura in Iran!

          • Angelo Zinna ha detto:

            Davvero? Come mai? Che c'era scritto?

          • Elisabetta ha detto:

            In Iran la censura blocca quasi tutto ciò che proviene da fuori: non è possibile leggere, ad esempio, alcun quotidiano estero, facebook, twitter e i siti registrati su blogger. Anche il tuo non riuscivo ad aprirlo se non alcune pagine (questa, ad esempio, no). But don't worry: gli iraniani bene sanno come aggirare la censura, e non solo su internet. E meno male.

          • Elisabetta ha detto:

            Correggo: sanno bene, non bene sanno! (mi sono appena svegliata, eh eh). Nelle pagine censurate appaiono, al loro posto, delle rose e scritte in farsi che non comprendo ma che suonano come "Volevi leggere? Col cavolo!". Il tuo sito non si apriva o appariva la scritta errore. Stessa cosa, quindi, ma senza rose 🙂

  17. martina ha detto:

    Io il mio commento a questo post desidero lasciarlo. Penso di condividere quello che scrivi, la voglia di leggere qualcosa di nuovo è veramente tanta. Purtroppo credo che in questo processo del blogging intervenga troppo la voglia di emergere e quindi non solamente di avere un blog per amore e passione. Ecco che allora contano le visite, conta il SEO devi scrivere il post con quel determinato titolo perchè se no per google non esisti, devi essere sui social sempre anche se ripeti per 100 volte la stessa cosa. Fortunatamente però noi "lettori" (perchè anche io sono prima di tutto una lettrice) abbiamo la possibilità di scegliere. E credo che nel marasma del web di blog validi ce ne siano tanti. Io leggo quelli.

    Ps: anche io ho scritto un post con i luoghi in cui vorrei andare :D)

    PPSS: un'amica che scrive su un grosso blog mi ha confidato che il picco di visite le ha avute sul post "come fare il bagaglio con Ryanair"… forse perchè è questo che il mercato richiede….

    • Angelo Zinna ha detto:

      Tutto quello che dici è vero e nessuno lo nega. La domanda che dovremmo porci però non è "Come faccio a ottenere più visite?", ma "Una volta ottenute le visite con questi numeri che ci faccio?", perché a volte mi sembra che ci sia una rincorsa alla fama che poi però non ha risultati reali, al massimo ti fa vendere qualche link. Vale la pena quindi piegarsi al "mercato" per dei numeri che non significano niente?

      • manuelavitulli ha detto:

        Bravo Angelo!

        Bisogna puntare alla qualità, non solo ai numeri.

        Troppe volte noto un'eccessiva corsa per ottenere una maggiore fama rispetto agli altri.

        Ma perché?

        Per il resto credo che ogni tanto devo aver peccato anche io di alcuni dei cinque punti di cui parli.

        "Thailandia la terra del sorriso" sì, l'ho fatto…

        Chiedo venia! 😀

        • Angelo Zinna ha detto:

          Io ho peccato di tutti i 5 punti se è per quello, poi mi rileggo mesi dopo e mi schiaffeggio senza pietà. Il bello è che li per lì uno pensa anche di aver scritto qualcosa di buono – per fortuna si può sempre correggere. Il problema è che al momento i numeri sono l'unico indicatore di successo, quindi l'unica misura a cui ci si affida, a volte al punto che ci dimentichiamo quale sia il motivo per cui abbiamo iniziato a scrivere in primo luogo. Non ci vedo niente di male a voler raggiungere un pubblico più grande (bisogna essere un po' egocentrici per credere che la propria opinione interessi alla gente, no?) e magari anche guadagnare con un blog, però nessuno sa bene come farlo. Tutti pensano che con i numeri poi arriveranno anche soldi/fama/pacche sulle spalle, ma i numeri da soli cosa significano? Niente! Credo che bisognerebbe pensare in anticipo al passo successivo, cosa si intende fare una volta raggiunti quei numeri, e se ci accorgiamo vendere pubblicità non è poi così stimolante forse prendere una strada diversa.

  18. federchicca ha detto:

    Ciao, io credo ci siano blog e blog. Il mio ad esempio è nato per darMI informazioni di viaggio. Era il 2008 e mi appuntavo quali viaggi fare nei mesi seguenti. Scrivevo e mi appuntavo gli ostelli dove dormire a Berlino, quelli carini, per me e per qualche amico.

    Il mio blog è nato molto prima di tanti altri, ma non per questo è migliore ovvio, ma è nato per me innanzitutto e nemmeno è nato troppo come diario di viaggio. Questo ti fa capire la mia necessità di scrivere dei 3 posti dove dormire a Berlino ad esempio 🙂 perché erano per me, non per i motori di ricerca 😀

    Un altro appunto. Proprio l'altro giorno mi è arrivata una mail. Un ragazzo che mi segue, forse un signore, mi ha chiesto come poteva arrivare dall'aeroporto di Dublino al centro città. Mi ha scritto, "ho visto che ci sei andata nel 2010 e forse non ti ricordi, ma sai come posso fare arrivando all'1 di notte?" (l'orario non è preciso, ma se vuoi ti riporto la mail per intero). Così ho passato a lui il mio post, che gli era sfuggito nel blog. Ecco, lui mi ha ringraziato.

    Ora, non vorrei dire, ma ci sono persone che magari non hanno tanto spirito d'avventura e non sono pratiche con il computer o non sanno reperire informazioni di viaggio facilmente.

    Tutto qui, buona giornata.

    • Angelo Zinna ha detto:

      Ciao Federica,
      se tu mi dessi un consiglio di cui ho bisogno ti ringrazierei anch'io e nessuno mette in dubbio l'utilità di un'informazione del genere. Al contempo se so che un blog contiene solo informazioni del genere non ho motivo di seguirlo regolarmente, non è intrattenimento, non c'è carattere e non è originale. Credo ci sia una differenza tra lettore e utilizzatore, che a fini statistici non cambia niente ma il sapere che qualcuno torna tutte le settimane perché gli è piaciuto ciò che ha letto e non solamente perché ci si imbatte per caso quando ne ha bisogno una volta l'anno dà un valore diverso al proprio lavoro. Poi come hai detto te c'è blog e blog, così come c'è viaggiatore e viaggiatore, alla fine uno cerca di scrivere un po' quello che vorrebbe leggere.
      Un saluto

      • Non mi era arrivata la notifica della tua risposta, quindi perdonami… anzi, come mai? 😀

        Comunque niente da aggiungere rispetto quello che hai detto tu, solo che, io amo tantissimo dire che ognuno scrive quello che vorrebbe leggere. Io sono una fan delle notizie pratiche, non amo leggere le emozioni e le descrizioni a volte lunghissime dell'ultima alba dell'ultimo viaggio che un blogger ha fatto… perché preferisco partire e vivermela quell'ultima alba. Ecco perché preferisco dare informazioni pratiche e se possibile low cost sulle destinazioni. Così da aiutare le persone sul lato pratico delle avventure, ma non mi metto quasi mai a parlare di come e dove potrebbero vedere o provare emozioni che a casa non provano.

        Tutto qui. Detto questo, pace e bene 😀

  19. Se non ti avessi conosciuto davvero non crederei tu esista!

    No, scherzi a parte, la questione che tocchi è reale non fosse che di travel blog, li chiamiamo così? (si dai!), ce ne sono a centinaia.

    Il problema di fondo è che chi scrive solo ed unicamente dei 5 punti che hai elencato, e aggiungo anche gli altri 5 del post successivo, ha un blog ma dimentica per la strada il travel. Non ci sono viaggi, ci sono recensioni e lunghe, lunghissime, descrizioni degne di guide turistiche dove manca il tocco personale e soprattutto dove manca il viaggio vero e proprio.

    Spiegare come arrivare in aeroporto è una informazione che si trova sugli stessi siti degli aeroporti, o spesse volte basta scrivere al blogger che segui e che sai essere andato in un certo posto per chiedergli "senti, ma cose si arriva in città?", sono certa risponderà.

    A questo punto la seconda questione: Contenuti indicizzati (quindi traffico) Vs storie da raccontare.

    Bisogna bilanciare i due, non hai lettori se non vieni trovato online, non avrai lettori fedeli che ritornano se non ha storie da raccontare e che si appassionano alla tua esperienza.

    Ciò che fa emergere non è il post indicizzato di per sè ma è l'esperienza unica che si racconta, la bravura nello scrivere e lo stile personale che fa del tuo post un tuo lavoro che non potrebbe mai sembrare il mio. Perchè scriviamo in maniera differente di uno stesso posto.

    Chiedi cosa vorrei leggere? Vorrei leggere di viaggi, di avventure, del mondo raccontato da un punto di vista personale, che mi invogli a darmi una mossa o che mi orienti nella decisione di una destinazione piuttosto che un'altra.

    E' questo lo scopo di un blog, o mi sbaglio?

    Narrare destinazioni, scelte deliberatamente e con cognizione di causa, ed esperienze di viaggio, incluse le cose andate a male, che poi sono quelle che ispirano di più chi scrive e divertono chi legge.

    Il compito di dire come arrivare dall'aeroporto al centro città o di dove dormire lo lascio alle guide di viaggio e ai vari siti nati proprio per questo (tutti hanno la sezione recensioni, anche i siti di ostelli da $5 a notte).

    Tutto il resto è travel blogging!

    Keep on writing giovane Angelo.

    Una tua grande fan!

    • Angelo Zinna ha detto:

      A parte arrivare in città dall'aeroporto, che era un esempio per passare il concetto, ci sono consigli e consigli. Secondo me ad esempio le recensioni, le indicazioni o in generale le informazioni pratiche andrebbero scritte in modo diverso a seconda del loro valore: su cose più complicate o più difficili da trovare (ad esempio ottenere alcuni visti, passare confini, burocrazia, o informazioni su paesi con restrizioni particolari) va bene anche farci un post fine a se stesso perché quello che conta è che passi il messaggio in modo chiaro, ma per cose di cui la rete è già piena va creato un contesto che renda il consiglio più valido degli altri che ci sono già, cioè raccontare una storia personale o inserire il post in un progetto più grande. Secondo me anche il concetto di nicchia che tutti quelli che hanno un blog si sentono ripetere di continuo andrebbe visto in modo diverso, chi viaggia non è una nicchia perché tutti viaggiamo in un modo o nell'altro. Bisogna stringere il cerchio, capire a chi stiamo parlando, travel blog è un termine vago. Dare consigli tanto per creare contenuto crea confusione per chi cerca un punto di riferimento.

      Che si debba bilanciare è fuori dubbio, anche se con il tempo ho notato non solo che gli articoli indicizzati meglio sono quelli che non avresti mai pensato la gente cerca, ma anche che spesso il traffico che arriva da Google e quello che arriva da altre fonti sono composti da persone diverse che raramente si incrociano. L'impressione è che di rado chi mi raggiunge con le ricerche rimanga poi un lettore regolare, è più un "cerco l'informazione di cui ho bisogno-la trovo-torno da dove sono venuto", mentre chi si appassiona a una storia non cerca niente di immediato in cambio e se trova più intrattenimento di quanto sperato si ricorderà di tornare e magari dirà anche grazie. Per chi vende pubblicità c'è bisogno di numeri, ma per chi ha obiettivi diversi anche l'unità di misura cambia.

      Poi insomma questa cosa dei blog non ha regole, non è mica un lavoro come qualcuno vorrebbe fare credere (a presto un post su questo!), ognuno fa un po' che vuole e c'è bisogno di molti esperimenti prima di capire cosa funziona, l'equilibrio giusto è diverso per tutti. Di sicuro una discussione come questa aiuta!

      Grazie Giulia, a presto!

  20. Il mio commento sarà breve, prometto! 😛

    Mi hai fatto ridere, condivido in parte i tuoi punti ma allo stesso tempo mi trovo d'accordo anche con Federica e Martina. Il blog dal momento che è personale e tenuto per passione prima di tutto, è normale che possa raccogliere articoli come "dove mi piacerebbe andare nel 2014", (io in realtà ne ho fatto uno con i propositi per il 2014 in generale), perchè spesso la gente si identifica nelle tue scelte.

    Io ti parlo abbastanza da neofita, infine il mio blog ha solo quasi 2 anni.

    Comunque, bel post, bel modo di scrivere… 🙂

    • Angelo Zinna ha detto:

      Ciao Liz,
      certo ognuno scrive quello che vuole e non c'è niente di male, anch'io ho una lista di 100 luoghi che vorrei vedere prima di morire sul sito, che è praticamente la stessa cosa. Pero' allo stesso tempo sì, il blog è personale, ma non mi venite a dire che scriviamo per noi stessi, perché altrimenti un diario di carta basterebbe. Chi scrive un blog lo fa per farsi leggere e alcune cose funzionano meglio di altre, per questo vengono copiate e ripetute di continuo. E di personale rimane davvero poco. Detto ciò non c'è niente di male a sognare, anche pubblicamente, di raggiungere nuove mete, anche se come ho detto un po' di contesto (perché?quando?come?) renderebbe il tutto un po' più interessante.
      Un saluto!

      • Liz ha detto:

        Beh sul fatto di scrivere per noi stessi appoggio al 100% il tuo punto di vista! Cin "personale" mi riferivo più che altro al taglio che si dà all'articolo… Cmq sì l'aggiunta di un come, dove e quando sarebbe gradita! :p

  21. MammaInOriente ha detto:

    Il mio non è un travel blog anche se, essendo viaggiare una delle cose che più mi piace fare, ne scrivo spesso. Così come ne leggo spesso. Come dici tu, i post di informazioni approfondite, li leggo solo nel momento in cui mi servono per organizzare un viaggio. Ti parlo di quelli fatti bene ed in maniera accurata perché anche fra quelli informativi ci sono livelli alquanto diversi. Quando leggo per"evadere" invece cerco i post che mi coinvolgono e che mi fanno sentire in quel luogo anche se sono seduta sul divano. Sono molto attratta dagli articoli con foto scattate con un occhio particolare. Per me, ed anche nei miei post è così, in un articolo di viaggi le foto non possono mancare perché in aggiunta al racconto mi fanno viaggiare davvero. Ultimamente quando scrivo di viaggi prima viene il mio racconto dove ci sono le sensazioni che il viaggio mi ha suscitato intervallato dalle immagini che ho scattato personalmente. Quando ho finito in fondo apro un capitolo "info pratiche" in modo che chi ne ha bisogno si trova le informazioni ed i link utili lì disponibili. Quando parlo poi di culture molto diverse dalla nostra mi piace documentarmi molto e poi scriverne nel blog perché trovo sterile parlare per esempio di un tempio buddhista senza dare un significato alle figure che vedo rappresentate o senza parlare della vita del Buddha che le ha ispirate. Ecco, credo che quest'ultimo aspetto non sempre sia apprezzato da tutti però è un modo per me di accrescere la conoscenza di una cultura e non riesco a scrivere di viaggi senza farlo. Diverso è ovviamente se parlo di viaggi nella natura.

    • Angelo Zinna ha detto:

      Sono molto d'accordo, e l'idea di raccontare un viaggio e poi a fine post riassumere tutte le informazioni pratiche è una cosa che ho visto fare in diversi siti e mi piace molto – forse la ruberò in futuro. Quello che dici riguardo lo studiarsi il tema prima di scriverne è anche una cosa che cerco di fare, forse non abbastanza, ma è un approccio che secondo me fa la differenza. Raccogliere dati e informazioni e poi utilizzarli in un post fa capire che chi scrive si è impegnato a cercare la storia in modo attivo, non solo che è arrivato in un luogo e ha scritto di quello che gli è capitato di trovarsi intorno (che è importante anche questo, ma non sempre si trovano cose interessanti per caso). Un approccio giornalistico forse è il sistema giusto per scrivere un blog?

  22. Wandering Wil ha detto:

    Sante parole, come al solito. Mi permetto solo di aggiungere un paio di cose, a quelle che non vorrei vedere mai più in un travel blog.

    6) La faccia del travel blogger in questione in 9 foto su 10. "Spostati, che c'è un panorama dietro, e la tua faccia la conosco già." Per carità, lo scatto occasionale ci sta, soprattutto se originale, divertente o funzionale, ma il classico sorriso da foto vacanza no, dai!

    7) Le foto di quello che mangi. O hai partecipato alla caccia a mani nude dei terribili caimani satanici delle radure desolate di Morgoth, e quindi una bella foto ci sta, o veramente, lascia stare…

    • Angelo Zinna ha detto:

      Ahah, tutto vero. Anche se sai che le foto con un protagonista dentro possono attirare parecchia attenzione e contribuire a dare un po' di umanità a un personaggio che per i più esiste solo in rete. In fondo di paesaggi se ne vedono a migliaia e a trovarne uno spettacolare ci vuole fatica (cioè bisogna viaggiare, altra cosa che tocca fare a chi scrive di viaggi). Il problema è più, come dici te, il classico sorriso da foto vacanza, che io non capisco come la posa da copertina di vanity fair possa dare un immagine vera di cosa è il viaggio. Le foto nel momento bestemmia perché non mi danno il visto, o occhiaie alle ginocchia dopo 15 ore di autobus/volo/treno, ad esempio sono divertenti e mostrano qualcosa che per chi viaggia è davvero la quotidianeetà. Il paesaggio capita una volta ogni tanto, è inutile fa finta che sia cosa di tutti i giorni.

  23. Ciao Angelo,

    se potessi aggiungere una postilla al punto numero uno, indicherei chi "scopre la vera essenza di un Paese", in un viaggio di una settimana. Mi fa chiudere la pagina di scatto ancor più che la "spiaggia paradisiaca", la "natura incontaminata", la "gente disponibile" e le foto di bambini.

  24. sabrinag818 ha detto:

    Ho trovato questo post molto utile. Ho aperto un travel blog da poco, perché prima ne scrivevo uno generalista ma poi ho capito che quello che mi interessa davvero, sono i viaggi. Quindi terrò presente i tuoi 5 punti e i commenti che sono seguiti! Grazie! 🙂

  25. Costanza ha detto:

    Ahhahaha hai totalmente ragione! Io sono in viaggio da più di due anni in cui ho fatto l autostop per tutto il canada, ho vistato le coste ovest e est degli usa e ho intenzione di continuare a viaggiare via terra fino a quando mi va di farlo. In più di due anni di viaggio, un casino di altri viaggiatori mi hanno chiesto di scrivere un blog perché vorrebbero seguirmi, ed io adesso vorrei farlo ma è un disastro perché sono un casino le cose da scrivere inoltre io non so nemmeno come strutturare gli articoli. Ho visto miliardi di posti, tutti per caso perché facendo l autostop finisci dove non pensavi e vedi il doppio delle cose che ti eri pianificato di vedere. Ho conosciuto persone incredibili, sia sfigati pazzeschi che persone generose e meravigliose e tutti meritano di essere raccontati perché sono la vera parte del mio viaggio. di posti incredibili ne è pieno il mondo ma sono le persone che fanno la differenza dei paesi! è anche vero che molti posti non possono essere descritti perché è molto difficile trovare parole per descrivere certe bellezze e certe emozioni che si provano quando sei su un monte in mezzo allo Yukon, a chilometri di distanza dalla civiltà nel mezzo del NIENTE. Secondo me per i posti bastano le foto, ma le persone valgono la pena di essere raccontate. i post dei low cost sono totalmente inutili come lo sono per me non solo perché il web ne è pieno ma perché se sei in viaggio per scoprire un posto o un paese, ma te lo troverai da solo il posto low cost!! Che cazzo di senso ha arrivare lì e sapere già dove dormire, dove mangiare e dove cagare, cioè si rovina la parte più figa del viaggio che è la spontaneità di seguire l istinto e andar alla scoperta del posto vero e propio! E quindi io vorrei scrivere un blog cosi, dove parlo della gente che incontro, dei posti dove sono stata ma entrando nel particolare di come è la gente e la società di quel posto e postando, ovviamente, foto di dove sono stata perché ho davvero visto posti stupendi. Il mio problema rimane scrivere. Cioè io non so fare. Ho sempre letto moltissimi libri ma sarà che sono romagnola e quindi siamo ignoranti nel sangue ma senza bestemmie o parolacce noi facciamo fatica a spiegarci!! Inoltre io non so un cazzo di blog, io viaggio senza tecnologie, non seguo nessun blog, non so come si usa ne Twitter ne Instagram, non me ne frega un cazzo di ste minchiate perché la vita vera è fuori, non davanti a Facebook cazzo! Quindi non so nemmeno come si gestisce un blog ahah A me non interessa fare questo blog per sfondare diventare ricca e famosa, a me non frega nulla di ste robe io voglio solo raccontare i paesi per ispirare la gente a viaggiare e lo faccio sia per me, perché un g avrò una specie di diario da tenere dei miei viaggi con i miei articoli, e per chi me lo ha chiesto e mi vuole seguire. Se mai aprirò questo fantomatico blog te lo farò sapere così mi dai il tuo consiglio da blogger

    • angelo_zinna ha detto:

      Ciao Costanza,

      Certo se lo apri fammi pure sapere. Il trucco è cominciare, poi con il tempo capirai cosa funziona meglio per te e per chi ti legge e ti adatterai di conseguenza. Non è detto che perché un'esperienza sia bella da provare poi lo sia anche da leggere, ma non lo puoi sapere finché non inizi. Buona fortuna!

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