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Travel Blogger, Per Chi Scrivi? Quantità di Contenuti vs. Forza delle Opinioni

L’articolo “5 cose che non vorrei più leggere su un Travel Blog”, pubblicato qualche settimana fa, mi ha dato la possibilità di confrontarmi e discutere con diversi blogger e lettori su molte questioni, a partire dai motivi che portano una persona a scrivere, a se esiste una qualche forma di codice etico da rispettare in questo settore, fino a cos’è che davvero il pubblico vuole leggere, e qual è il miglior modo per offrire questo contenuto. Il post, che andava a criticare alcuni stili di scrittura freddi, scontati e poco creativi, ha suscitato un gran numero di opinioni, più e meno contrastanti, ed è stato interessante capire dove si tira, e se esiste, una linea tra utilità pura e semplice dei contenuti e cura nel linguaggio e nella consistenza di ciò che si scrive.

 Quella che mi è parsa essere l’obiezione principale è stata “si, ok, scrivere bene è importante, ma l’informazione nuda e cruda è ciò di cui la gente ha bisogno, è ciò che gli utenti cercano”. Nel rispondere, dicendo che sì l’informazione è utile ma c’è modo e modo di scrivere, e che scrivere post banali e senza personalità in una rincorsa al maggior numero di visite non è la via per la qualità, mi sono reso conto che, alla fine, il discorso è un altro. Mettendo tutti i travel blog nella stessa categoria diventa difficile capire come piccoli dettagli possano fare la differenza per alcuni sì e per altri no, e sopratutto come le differenze stilistiche di chi scrive possano portare a tipi di pubblico completamente diversi.

Presumendo che ogni travel blogger cerchi di raggiungere la fascia più ampia possibile di pubblico interessato all’argomento di cui parla (piccola se questo è di nicchia, grande se generalista, non ha importanza), quali sono le strategie utilizzate per comunicare il nostro messaggio a questi lettori e quando si è spinti ad utilizzare una forma più semplice e diretta invece di una più creativa, personale e curata? Senza critiche questa volta, mi rimetto nei panni del lettore per descrivere due categorie di blog, che sì sono travel, ma poco hanno a che fare l’uno con l’altro, sia in termini di contenuti, che di pubblico, che della strategie utilizzate per ottenere visite, followers e iscritti, e infine in cosa questi significano in termini di marketing per chi sceglie di investire in loro.

Quantità dei contenuti

I primi sono quelli che quando ho scritto che non voglio più leggere noiosi post su “Come arrivare dall’aeroporto alla città” mi hanno risposto “Si, ma alla gente fanno comodo!”. Verissimo, le informazioni, i “Come fare a..”, “Dove mangiare a..” e “Cosa fare a..” sono senza dubbio gli argomenti più ricercati, e di cui il maggior numero di utenti ha bisogno. Questo tipo di blog sono spesso aggiornati quotidianamente, offrono centinaia di dritte e consigli, a cercano di aiutare il maggior numero di utenti possibili regalando informazioni, offerte e recensioni su luoghi molto frequentati o rotte turistiche comuni a tanta gente. I post sono solitamente brevi, diretti e pur non richiedendo grandi riflessioni devono riportare dati, prezzi, indirizzi, e, a volte, opinioni precise.

Questi blogger attirano la maggior parte dei propri visitatori tramite i motori di ricerca, e sono i più bravi a scrivere la cosa giusta al momento giusto. Esattamente come avviene per una transazione economica, i visitatori arrivano, ottengono l’informazione di cui hanno bisogno, e, se buona, ricambiano con un Like oppure un tweet. I blog di questo genere possono ottenere un alto numero di visite, e di conseguenti follower, in breve tempo e sono i più adatti ad ospitare gli annunci pubblicitari di AdSense, in quanto i ricercatori di Google sono i più propensi a cliccare su questo tipo di ads.

Ciò che manca è invece il lato personale, quello che rende un lettore fedele. Nonostante il numero di visite o followers, questo tipo di blog non punta alla fedeltà del lettore, che una volta ottenuta l’informazione o trovata un’offerta migliore si muoverà altrove, ma alla quantità del contenuto. Far prendere al proprio blog questa direzione significa saper interpretare il mercato del turismo ed anticiparlo, significa essere affidabili nelle informazioni e dare alle persone ciò di cui hanno bisogno, in cambio di visibilità e tutte le opportunità che ci stanno dietro, ma al contempo lasciare da parte il rapporto con il lettore, e seppure si può indirizzare qualcuno in un luogo piuttosto che in un altro, sarà difficile crearsi una personalità o influenzare le opinioni in rete.

Forza delle opinioni

I secondi invece si pongono in modo diverso, creando un blog che impiega più a lungo a crescere, e che punta più sulla qualità dei lettori che sulla quantità. Scrivendo di esperienze, di un modo di viaggiare più che del viaggio in sé stesso, oppure offrendo spunti di discussione, questi blog cercano di entrare in sintonia con il lettore, cercando di far appassionare un numero di persone più al proprio stile che all’argomento trattato. La cura dei dettagli, dal modo di scrivere, alle immagini, alla grafica è fondamentale in questo caso, ma in compenso è facile capire quando un articolo è riuscito, in quanto i lettori saranno più spinti a commentare e confrontarsi.

I visitatori arrivano spesso a questo genere di blog grazie alla condivisione di buoni contenuti su canali targettizzati, ma questo, a dire la verità è poco importante. Ciò che li aiuta a crescere è riuscire a mantenere questi lettori, farli tornare e farli parlare, prendendo il blog come un punto di riferimento nel settore. E infatti la migliore qualità di questo genere di blog è la forza delle sue opinioni, la capacità di accendere discussioni in rete, saper dar valore alle proprie esperienze, e discutere di argomenti diversi attraverso il viaggio, e fare tornare lettori per l’affezione al “brand”, per piacere, più che per bisogno o ricerca di qualcosa in particolare. Scrivere un blog del genere significa avere pazienza, significa rispondere ad ogni commento ed e-mail e perdere tempo su ogni post, ma in compenso si può riuscire veramente a dare un peso alle proprie parole, si può sapere di avere lettori che ascoltano e valutano cosa si ha da dire e, sopratutto, la soddisfazione arriva dallo scambio con persone vere, non da dei numeri in una tabella.

La parte difficile è non innamorarsi delle proprie storie, e capire che ciò che si è provato in prima persona non è sempre così emozionante sullo schermo di un pc. Formare la propria opinione intorno a dei punti fermi è giusto, ma non capire quando ci si dilunga troppo, quando si cerca di mettere troppa enfasi dove non ce n’è alcun bisogno, e, in pratica, quando si diventa noiosi, è un errore facile da commettere.

Insomma c’è chi carica la rete con centinaia di informazioni per essere trovato il più possibile, e chi con il tempo cerca di crearsi una posizione di riferimento per essere ascoltato e rispettato. Due tipi di blogger, due tipi di lettori, completamente diversi. E cercare la via di mezzo, cercando di fare un po’ dell’uno e un po’ dell’altro? L’errore più grande, come aprire una pizzeria per colazione.

(E poi ci sono i travel blog che parlano di travel blog, ma quello è un altro discorso.)

Voi da che parte state, quantità di contenuti o forza delle opinioni? Contano più i numeri oggi, o il valore della presenza?

16 Comments

  1. Valentina Cappio ha detto:

    Fantastico questo post! Sarà che sono di parte, ma continuerei a quotare all'infinito "Scrivere un blog del genere signifa avere pazienza, significa rispondere ad ogni commento ed e-mail e perdere tempo su ogni post, ma in compenso si può riuscire veramente a dare un peso alle proprie parole, si può sapere di avere lettori che ascoltano e valutano cosa si ha the dire e, sopratutto, la soddisfazione arriva dallo scambio con persone vere, non the dei numeri in una tabella".

  2. Claudia ha detto:

    Io di sicuro non sono nel primo gruppo, prima di tutto non ho il tempo di scrivere in continuazione e poi ritengo che di blog carichi di informazioni ce ne siano già abbastanza, solo pochi riescono a distinguersi dalla massa, proprio perchè alla fine le informazioni sono sempre le stesse.

    Io scrivo per far circolare l'idea che è più bello viaggiare in autonomia e costruirsi il viaggio da soli. Lo spunto me l'ha dato un'amica un giorno quando mi ha detto: anch'io vorrei viaggiare come te ma non ne ho il coraggio! Ecco, io cerco di scrivere per queste persone perchè se mi ci sono messa io a viaggiare in maniera indipendente, allora lo può fare chiunque, ed è l'esperienza più gratificante che si possa fare. Non solo perchè vedi dei bei luoghi spesso al di fuori dei soliti itinerari, ma anche perchè una persona ne trae un'esperienza di vita che poi la rende più forte e serena, quella di scoprire che fuori dalla porta di casa non ci sono estranei pronti a farti del male, anzi ovunque vai trovi qualcuno che ti da una mano se sei in difficoltà, oppure ti offre semplicemente un sorriso, e molto dipende anche da come ti poni tu.

    Questa mia amica adesso organizza i viaggi in autonomia per sè e per la sua famiglia e ne è felicissima, tra un pò sarò io a chiedere consigli a lei. E poi, la cosa bella è anche che si tratta di una persona che ho conosciuto in rete, tramite la passione comune per i viaggi.

    Quindi.. in che categoria sono!?!? :-))

    • angelozinna ha detto:

      Sui tempi non lo so, a volte credo che a scrivere un post studiato ci metto di più che a scriverne tre brevi e semplici, ma forse sono lento io! Da che parte stai non te lo posso dire io, ma, ad esempio, quando vedo che qualcuno si ferma e perde tempo a fare commenti così lunghi capisco che sono sulla strada giusta! Ti ringrazio!

  3. bimbi e viaggi ha detto:

    gran bell'articolo!!! noi siamo ancora "ggiovani" ma stiamo cercando di puntare sulla forza delle opinioni…vedremo! 🙂

  4. RobyFocus ha detto:

    Sono sicuramente dalla parte dei "contenuti" e delle "sensazioni" che un viaggio da!

    Non sono un blogger prolifico ma non me ne cruccio, preferisco i miei pochi appasionati fan che un'orda di ciuccia-news di passaggio.

    Un travel blog per me è un luogo dove qualcuno mi racconta di luoghi, di persone e di emozioni che si possono vivere viaggiando in quella determinato meta, che me ne faccio delle info su dove mangiare, dove comprare, dove dormire? Per quelle ci sono numerosi siti di viaggio con tanto di feedback dei turisti che valgono mille volte l'opinione di un solo punto vista.

    Bel post, ora mi vado a leggere anche la citazione a quell'altro delle cose che non vorrei mai leggere…

    Saluti!

    P.S. anch'io a volte correggo post-pubblicazione 😀 eheh

  5. Giulia Raciti ha detto:

    Un blog di contenuti prende tempo, ore per scrivere 1000 parole, organizzare le proprie idee e renderle semplici, interessanti, utili.

    Un post che spiega come andare dall'aeroporto alla stazione centrale non prende più di 20 minuti per essere scritto e pubblicato.

    Ovvio che chi scrive delle cose della seconda categoria possono pubblicare anche 2 post al giorno.

    Io però mi metto nei panni di chi legge, non condividerei mai un post su come arrivare dall'aeroporto di Berlino al centro della città…c'è un treno da prendere e il gioco è fatto, perché mai dovrei condividere un post del genere? A chi davvero interessa?

    Condivido piuttosto post con un contenuto interessante e che vale la pena leggere, un post che voglio che anche i miei amici leggano.

    Punti di vista su come scrivere sul proprio blog…ma credo che la passione si veda in post personali dove traspaiono emozioni e pensieri no mere informazioni facili da reperire su wikipedia.

    • angelozinna ha detto:

      Infatti..anche se penso che chi scrive "come arrivare dall'aeroporto alla città" non lo faccia per pubblicare qualcosa di interessante, o per farsi leggere da chi è appassionato di viaggi, ma semplicemente per farsi trovare su google da chi ha bisogno di quell'informazione, penso proprio sia un blog diverso, che ha un altro utilizzo!

    • Gianni ha detto:

      io sono d'accordo con giulia.

      sia sul fatto che occorre tempo….prima di tutto per accendere il tuo cervello e aprire la tua persona

      e poi per cercare di mettere per iscritto spunti/riflessioni/emozioni che si hanno durante il viaggio.

      almeno io cerco di fare questo….e francamente i post sui migliori ristoranti della metropoli li lascio a repubblica….forse perchè non avendo il minimo interesse io nel leggerli non voglio nemmeno scriverli. visto che non si tratta di lavoro almeno questa nicchia di libertà me la voglio concedere.

      poi se uno vuole scrivere come arrivare da termini al colosseo in metro…è liberissimo….

      ti riconosco, angelo, che la riflessione sul stare attenti a come e cosa si scrive senza dare per scontato

      che potrebbe piacere è un esercizio molto salutare. non dare per scontato nulla…nemmeno la ridondanza!

  6. silviaceriegi ha detto:

    oddio, io mi sento davvero la pizzaiola che fa il cappuccino. perchè se ho voglia di bere, bevo e se ho voglia di mangiare, mangio: se ho avuto difficoltà a reperire un'informazione, mi fa piacere condividerla con la rete, affinchè gli altri non debbano sbattersi quanto mi sono sbattuta io. per il resto, evviva lo zibaldone…con un pò di criterio, ma scrivo prima di tutto per me. quindi scrivo cosa ho voglia di leggere. a seconda dell'umore, della stagione, dell'entusuiasmo…

    secondo me mettere le categorie non funziona…come è scritto sull'insegna di un'osteria vicino casa mia: ognuno siamo noi…

    comunque bella discussione. ripasserò a trovarti

    silvia

    • angelozinna ha detto:

      Si ma c'è una bella differenza tra l'informazione "difficile", e la valanga di informazioni inutili/scontate pubblicate per fare numero. Un conto è dare un buon consiglio, ben venga e forse crea ancora più fiducia, e un conto è creare contenuto per farsi trovare. Insomma se uno scrive per passione non diventa un po' noioso? Che senso ha? Poi è ovvio ognuno scrive che gli pare, anche se sul "scrivo per me stessa" non abbocco, se uno pubblica qualcosa su internet è per essere letto, per comunicare, altrimenti scriverebbe su un pezzo di carta.
      A presto,
      Angelo

  7. El3naLiv ha detto:

    Un post molto interessante su una discussione che va avanti da diverso tempo dove la qualità dell'informazione è sempre il nodo complicato da sciogliere. Nei mesi scorsi leggendo vari post sull'argomento ero tentata di esprimere la mia opinione ma essendo una persona molto modesta, prima di esprimere un parere superficiale su un argomento che conosco da poco tempo (dato che sono entrata nel giro dei c.d. travel blogger da meno di un anno e non mi considero "esperta") preferisco tacere e rimandare a quando sento di avere nella testa un quadro più completo della situazione. Che dire… per quanto mi riguarda mi sento più dalla parte della forza delle opinioni anche se sul mio blog ho pubblicato diversi post di natura informazionale, magari non su come raggiungere una città da un aeroporto ma spesso ho scritto di cosa vedere in una determinata capitale in pochi giorni! Il blog mio e del mio ragazzo cerca (e non so se riusciamo nell'intento ma comunque ci proviamo!) di dare una visione orientata più al completare una meta di viaggio, andando oltre e mostrando il locale più che il globale (da lì il nome: Viaggiare Oltre) ma insomma… è una bella gatta da pelare! Il motivo è semplice: se io voglio parlare di una meta alternativa o di un'esperienza di viaggio devo quasi obbligatoriamente "passare dal via", partendo dal classico "Cosa vedere a…" perchè ritengo inutile parlare della bellezza e delle emozioni suscitatemi dall'Erg Ouzina se prima non colloco la destinazione in Marocco, parlando della città imperiale più vicina e allargandomi poi nei dintorni. E questo vale anche se non parlo di mete alternative ma di mete conosciute: io so per vari motivi ad esempio che cosa ci sia da vedere nel pratico a Marrakech ma il lettore o il semplice visitatore che passa per puro caso sul blog sa di cosa sto parlando quando accenno a Djemaa El Fna? E' anche vero che un'informazione banale e scontata o anche "viziata" ammazza la personalità del blogger e che i post sul "dove mangiare a..:" rischiano di essere presi poco sul serio se si viene a sapere che quel determinato blogger ha visitato città e ristoranti annessi per la prima volta quel weekend. La soluzione del rebus sta forse in una via di mezzo. Un travel blogger ideale (ripeto: almeno secondo la mia modestissima opinione!) è un miscuglio tra le due parti, è sia chi dà informazioni precise e pratiche, sia chi riesce a far vedere ciò che c'è al di là di uno stupido giro in sightseeing. Si riconnette molto alla classica distinzione tra turista e viaggiatore. Io posso essere il turista che ama le piazze con i piccioni, il tipico italiano che si diverte con gli animatori italiani vestiti da Cotton Fioc in un villaggio turistico in Egitto o "l'alternativo" amante del rischio e di tutto ciò che è fuori dall'ordinario. Ma quando si scrive, è giusto considerare soltanto una delle parti? E' giusto concentrarsi solo su emozioni e sensazioni senza andare nel pratico? O scrivere soltanto ciò che le persone vogliono leggere per aumentare le visualizzazioni e i click? Ammazza quanto ho scritto… scusami ma la brevità è un dono e purtroppo non lo posseggo! Ti saluto, complimenti per l'articolo e per il blog. Ti ho scoperto da poco e mi piace molto come scrivi! Ti seguirò (sa molto di minaccia ma non è così, credimi!). A presto! Elena

    • angelozinna ha detto:

      Ciao Elena,
      grazie per il commento e per essere passata di qui. Una cosa forse la devo chiarire però. Nel dare informazioni non c'è niente di male, sopratutto se si sa che chi segue il nostro blog ha un interesse su una meta particolare, ma non è questo il punto. I post "cosa fare a.." sono molto diversi da "dove mangiare a..", e lo stesso vale per "come arrivare dall'aeroporto alla città..", perché? Semplice, non hanno contesto. Se mi descrivi una pizzeria a Roma, ma non mi dici niente della città, della cucina, ecc.., è solo una recensione fredda, che sì, servirà a chi ha fame sul momento, ma a poco valore nel conoscere un luogo attraverso un blog. Io credo che scrivere di viaggi significhi parlare di sensazioni e emozioni, ma anche storie e descrizioni di luoghi reali, e ognuno ha il suo modo di farlo. Scrivere cosa fare in una città ci sta benissimo, e anche cosa mangiare se si conosce la cucina del luogo, ma recensire un grande numero di attività per fare numero è diverso. Credo.

  8. viaggideirospi ha detto:

    ti leggo per la prima volta con questo post: bellissimo e condiviso al 100%!!! Commenti sopra compresi!! Aspiro e mi impegno "come e quando posso" per entrare nella seconda categoria e sapere che hai dei lettori che ti seguono e che ti stimano, come persona, come viaggiatore e come blogger da molta carica!! Sono convinta che in questo mondo frenetico, dove tutto – vita reale di tutti i giorni compresa – si basa sulla velocità, sui numeri, sull'essere i primi etc…prima o poi si accorgerà che rallentare e fare di qualità paga molto di più! Io mi impegnerò nel frattempo per esserci e migliorarmi! Grazie dello spunto riflessivo

  9. Claudia ha detto:

    Posso dire, da lettrice, che se voglio informazioni non e' su un blog che le cerco? se capitano, ci sta, ma ci sono altre migliaia di canali prettamente utilitaristici e concisi attraverso cui trovarle, senza dover obbligare uno scrittore di talento a stilare liste fredde di dati un post su tre, solo per soddisfare i bisogni pratici (o compensare la pigrizia) del lettore.

    Ma sara' che appartengo alla seconda categoria di lettori! 😉

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