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Dispacci dalla Strada #1: Sydney

Non ho dormito bene nelle ultime notti. I monsoni, la malaria, l’instabilità politica. Troppe informazioni? Troppe poche? Sudo, mi giro, cambio posizione. Cerco la pace nei libri, nelle guide, nei siti, gli stessi che inizialmente mi hanno fatto preoccupare. E cercando, cercando, la trovo la tranquillità, tra chi mi dice “I turisti sono una razza rara, vi sentirete come un ospite molto benvenuto, una novità positiva per la popolazione locale” a chi mi racconta Dili come una capitale stabile e in crescita.

È un momento delicato per il Timor quello che sta passando ora. Per la prima volta, dopo diec’anni dall’indipendenza, la polizia delle Nazioni Unite passa il controllo delle autorità locali. Sono stati sotto vigilanza per tutto questo tempo, e solo quest’anno, dopo quattrocento anni di colonizzazioni e guerre interne, arriva la spinta per alzarsi in piedi e camminare da soli, per crescere e uscire dalla orribile classifica che è quella dei dieci paesi più poveri al mondo. Ce la faranno le forze di polizia timoresi a mantenere il controllo? Riusciranno a mantenere quel minimo di stabilità conquistata nell’ultimo decennio? È presto per dirlo.

Dal Timor Est non so proprio cosa aspettarmi, non riesco a farmi un’immagine di cosa mi attende dall’altra parte. Da quell’Australia che la crisi economica mondiale non ha neanche sfiorato, da questo territorio così fertile per opportunità e crescita alla povertà più estrema c’è poco più di un’ora di volo. È una striscia di mare a separare chi nasce da una parte e chi dall’altra, chi alla fortuna guarda come un caso, e chi come un miraggio lontano.

All’arrivo, dopodomani, non so cosa troverò. Questo è sia il bello che il brutto, un’irrequietezza che elettrizza. Una scossa tanto ricercata che quando arriva necessita di pazienza per poter essere interpretata, per non farsi cadere nel vortice di preoccupazioni che a volte sembra essere ad un passo di distanza. La prima volta, in Australia, la sensazione era la stessa, ma di origine diversa. A quel tempo la variabile, l’unica variabile ero io. I miei limiti erano l’ignoto e da questi derivava ogni eventuale pensiero. Oggi dove posso arrivare lo so, ho toccato i confini, e ciò da cui dipende il cammino è il percorso stesso. Così si parte per l’Asia.

 

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