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Ispirazione: Villaggio in India Pianta 111 Alberi Ogni Volta che Nasce una Bambina

Se la crescita in popolazione e lo sviluppo economico dei paesi del terzo mondo porta con sé il vantaggio di un maggiore interesse nei suoi confronti, e così di un incremento nella qualità dell’informazione, quest’ultima spesso fa notare realtà che in passato rimanevano nascoste, oppure, al massimo, conosciute soltanto a livello locale. Quelle che arrivano dall’India non sono belle notizie. Dell’ultima settimana è la notizia, che apprendo su India Times, dello stupro di una bambina di cinque anni nei dintori di Delhi. Un crimine brutale, che però non è il primo purtroppo, e, anzi, sembrano essere sempre più frequenti questo tipo di notizie dalle megalopoli di questo già sovraffollato paese asiatico. Tra poliziotti che schiaffeggiano le donne in protesta, e altri che chiedono mazzette per non divulgare il fatto, l’unica domanda che può venire in mente è: cosa sta succedendo?

La sensazione purtroppo è che non stia accadendo niente di nuovo, ma che in questa società pesantemente maschilista l’unica novità sia proprio il giornalismo che finalmente da luce a queste orribili notizie e che permetta quindi alla gente di rendersene conto. La rabbia indotta fa partire delle iniziative, si parte da una mappa geotaggata dei più recenti casi di stupro sul territorio a chi ammette pubblicamente, e con seguito, di vivere in paese di codardi, ma ciò che più simboleggia la speranza di cambiamento è l’azione di un piccolo villaggio del Rajahstan dove il valore conferito alle donne viene trasmesso dalla tradizione locale.

Il piccolo villaggio di Piplantri infatti è un bagliore nel buio. Mentre è comune trai futuri genitori del resto del Paese preferire l’arrivo di figli maschi, qui l’arrivo di ogni singola nuova bambina è motivo di celebrazioni. E non celebrazioni qualsiasi, ba bensì la piantagione di 111 alberi da frutta per ogni nascita. Un femminismo ecologico, come lo definisce il giornale The Hindu, che sta facendo grandissimi progressi, che ha salvato e salverà moltissime bambine e che sta lentamente cambiando la cultura di tutta la Nazione con un messaggio forte, albero dopo albero.

Negli ultimi sei anni a Piplantri sono stati piantati oltre un quarto di milione di alberi, dal mango allo sheesham, e con una media di sessanta nascite l’anno questa cifra è in aumento. Con soli 8.000 abitanti questo villaggio sta facendo la differenza, e per quanto piccola essa sia è possibile ricondurla ad una persona sola, Shyam Sundar Paliwal che diede inizio a questa tradizione alla perdita di sua figlia qualche anno fa. Secondo Paliwal almeno la metà dei nuovi genitori sono ancora riluttanti nei confronti delle femmine, per questo, oltre alla creazione della nuova foresta, sono state prese delle misure pratiche per alle piccole donne un futuro equo e se non ricco, almeno non assente di possibilità. Ad ogni nascita infatti vengono raccolte 31,000 Rupie, circa 450 €, provenienti per due terzi dal villaggio e per un terzo dal padre, per poi essere messe all’interno di un deposito a termine con maturità a 20 anni. Inoltre, al padre viene fatta firmare una dichiarazione in cui promette di non sposare la figlia prima dei diciotto anni, di mandarla a scuola regolarmente e di prendersi cura degli alberi piantati a suo nome.

E quando pensi che non potrebbe andare meglio, ecco che va meglio. Chiamalo karma, ma come se non bastasse piantare migliaia di alberi e cambiare la mentalità dell’intero villaggio, per evitare che le nuove piante fossero attaccate da parassiti o che si ammalassero gli abitanti hanno inserito mezzo milione di piante di Aloe Vera intorno agli alberi, come protezione. Questo ha attirato l’attenzione di alcuni esperti, che hanno insegnato alle donne di Piplantri come processare e poi vendere prodotti a base di Aloe Vera, creando così un futuro sul quale poter lavorare per una regione tra le più arretrate.

Qual è la morale della favola? Difficile da riassumere in una frase, ma che ecologia, sostenibilità, rispetto per la donna e per l’umanità in generale, siano le risoluzioni del futuro di un remoto villaggio indiano in cui niente è da dare per scontato, e che queste si stiano evolvendo in modo positivo, è un po’ come chiederci di abbassare la testa ed ammettere che, in fondo, se a casa propria qualcosa non va, forse, la colpa è soltanto nostra.

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