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Scrivere per il Web Annulla o Alimenta il Processo Creativo?

Tutti comiciamo, o diciamo di cominciare, per gli stessi motivi. Scriviamo per gli amici, per far sapere alla famiglia cosa succede. Oppure per avere un mezzo di espressione, una voce. O per hobby, semplicemente. Per tanti blogger però arriva un punto in cui la spontaneetà iniziale prende una piega differente.

Le parole che scegliamo per compilare le pagine di un progetto personale come è un blog, iniziano ad avere un peso differente quando oltre ai nostri pensieri, opinioni o stili di scrittura entrano in gioco tutti gli altri fattori che rappresentano in qualche modo la rispettabilità di un sito del genere. Perdere tempo a misurare visite, seguaci, condivisioni e tutto il resto delle statistiche a disposizione prima o poi capita a tutti. È bello sapere che qualcuno ci legge, e ancora di più che questo gruppo di persone cresce, ma è altrettanto facile farsi condizionare dai numeri che permettono di capire cosa il pubblico preferisce e in quale modo è più efficace scrivere.

Scrivere per il web non è come scrivere su un giornale, o un libro. È uno spazio ancora nuovo, aperto a tutti, le regole non sono state fissate e la qualità si misura spesso (e purtroppo) tramite indicatori superficiali. La scrittura si raffina con il tempo e solo con l’esperienza si capisce cosa funziona meglio e cosa peggio. A differenza dei prodotti creativi tradizionali, dove tecnica, contenuto e originalità sono tutto ciò che conta (che non è certo poco), per quanto riguarda i blog oggi in molti sono convinti che oltre ad essere uno scrittore, il blogger debba essere un markettaro. Saperne di grafica, di marketing, di SEO, di social media, di mettere le parole giuste al posto giusto aiuta senza dubbio a crescere. E tutti vogliamo crescere, perché abbiamo la convinzione che questa sia l’unica conferma che la direzione da noi intrapresa sia quella giusta. Ma quanto influenzano queste tecniche l’aspetto creativo – quello tramite cui tutto è cominciato – della scrittura?

L’esempio classico di questo conflitto è la lista. Le “10 cose da fare a..” oppure il best of, oppure le “64 cose che ho imparato viaggiando”. È un formato perfetto per internet, e funziona alla grande. La gente ha poca voglia di leggere e ancora meno di interpretare e così una lista consegna l’informazione in modo pratico, semplice, ordinato, efficace. Ma originale? No, con la lista si crea un articolo formalmente piatto, uno scheletro, facile da leggere tanto quanto è facile da scrivere. Una lista sarà sempre più letta di un lungo pezzo descrittivo e per questo la rete ne è strapiena. Se si calcola la qualità di un blogger tramite il numero di visite quindi, chi scrive molti articoli costruiti in questo modo si troverà in alto. Ma chi è bravo a farsi leggere è necessariamente bravo a scrivere?

La lista è il primo di molti trucchi. Un titolo generico sarà poco letto, mentre comunicando subito tutto il contenuto del testo renderà l’articolo più cliccabile. Così come inserire le parole chiave nei giusti paragrafi permetterà al post di essere indicizzato meglio, oppure limitarsi al giusto numero di parole darà una probabilità di lettura più alta. Cose così, ce ne sono un sacco e si accavallano tutte.

Ora messa così non suona per niente bene, è vero. Non solo chi si concentra completamente su queste tecniche perderà talmente tanto tempo da non poter più prendersi cura delle proprie parole e si troverà a pubblicare post in cui ogni racconto è schematico, lineare e poco originale nella forma, ma si convincerà anche che questo è il miglior modo di lavorare perché i numeri continuano ad arrivare. Il dubbio che sorge è però un altro: è più bravo chi riesce a mantenere il proprio stile intatto ed indipendente da tutto ciò che rende la scrittura un “prodotto” oppure il creativo è colui che riesce a capire quelli che sono metodi commerciali e sfruttarli a proprio vantaggio? Per scrivere un articolo originale seguendo tutte le regole che il web impone bisogna spremersi molto di più che su carta bianca, perché scrivere un articolo bello non significa che questo sia leggibile su internet, ma creare un pezzo che contenga entrambe le qualità è certo un passo avanti.

Sappiamo quindi che utilizzare qualche tecnica di marketing può portare i numeri, ma proprio per questo i numeri stessi perdono ogni valore. Chi vuole vendere pubblicità, ossia i markettari (che questa volta sono quelli delle marchette, non del marketing), ha interesse in un grande numero di visitatori, ma per chi vuole crescere sotto l’aspetto qualitativo esistono indicatori oggettivi a disposizione?

I commenti e lo scambio diretto, e umano, con chi legge sembrano essere ad oggi l’unico modo per capire se quello che scriviamo viene apprezzato e per ricevere una critica costruttiva, magari proprio attraverso la discussione. Ma dato che per ricevere questo tipo di commenti bisogna in primo luogo raggiungere il pubblico, forse saper inserire, combinare ed equilibrare le proprie capacità di scrittura con ciò che la caotica piattaforma del web impone (o offre?), e proprio da essa trovare stimolo, significa davvero essere blogger che sanno comunicare.

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