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Taj Mahal: la Foto che Tutti Vogliono Scattare

L’immagine frontale del Taj Mahal è quella delle cartoline, dei manifesti, delle pubblicità, della Principessa Diana. È il souvenir che tutti vogliono portare a casa e per il quale ci si mette in fila, si aspetta e poi si scatta prima che il prossimo turista possa approfittare della vista centrale. Ecco, questo è quello che direi se il Taj Mahal si trovasse in Germania. Ma si trova in India e qui ci sono alcune cose in più da considerare.

La prima di queste è che in India non è ancora arrivato il concetto di fila. Superando la porta d’ingresso ci si trova in mezzo ad una calca di persone che sembra di essere a pogare al concerto dei Linea 77. E se qualcuno vi dirà che con un po’ di pazienza prima o poi vi sarà lasciato il posto di fronte dal quale scattare, non dategli retta, non ci arriverete mai. Quello che consiglio invece di lasciar andare tre o quattro gomitate nel punto giusto e procedere rapidamente avanti scaricando la colpa con chi vi è alle spalle, fino a quando non avrete conquistato la prima fila.

Fondamentale, durante l’utilizzo di questa raffinata tecnica, è mai chiedere permesso. Non è per mancanza di cortesia, ma per la vostra sanità mentale. Mi spiego: negli indiani, i più giovani in particolare, c’è un istinto naturale, un bisogno irrefrenabile, una necessità alla base della propria esistenza di farsi fotografare con gli stranieri di fronte a monumenti importanti per poi poter metter la foto su Facebook dicendo che non solo si è visitato il monumento famoso, ma lo si è visitato con un amico straniero, anche quando di questo non si è chiesto neanche il nome. Ora, normalmente uno concederebbe un attimo del proprio tempo senza problemi, ma in una situazione del genere si potrebbe andare a creare una reazione a catena impossibile da bloccare. Rivolgendo la parola per chiedere permesso significa dare una scusa per far partire una conversazione. La conversazione porterà ad una foto. Una foto porterà ad un altra foto con la persona che ha visto il primo indiano farsi una foto con lo straniero e di conseguenza ne vuole una anche lei. Dopo aver visto lo straniero farsi fotografare con due indiani, un terzo indiano inizialmente un po’ timido si prende coraggio e chiede una foto anche lui. In questo momento entra nella foto anche suo cugino, che però vuole una foto anche da solo subito dopo. Questo piacerebbe anche alla sorella, che approfitta della situazione, per poi invitare tutta la famiglia. Un altro ragazzo segue chiedendo di mettergli il braccio intorno alle spalle, per far vedere che siete amici, e poi arriva anche l’amico che però prima si deve pettinare, mettere gli occhiali da sole presi in prestito da un passante, sganciare un bottone della camicia e fare con le dita il segno della West Coast nonostante tu gli spieghi che non siamo a Los Angeles. Questo può andare avanti per ore ed una volta entrati è impossibile uscirne perché nuove facce continuano ad apparire e nuove foto vengono scattate ad una velocità adesso incontrollabile. Per questo, mai e poi mai, chiedere permesso.

Tornando alla foto che tutti vogliono, questa si può in realtà scattare da due diversi punti. Chi non è mai entrato al Taj Mahal avrà ben presente la lunga piscina che si stende di fronte ad esso dalle mille immagini già viste e pubblicate su giornali, riviste e siti internet. Le piscine in realtà sono due. Queste, poste l’una di seguito all’altra, sono situate tra l’ingresso sud e la porta principale della struttura. All’estremità più lontana dal Taj di entrambe le piscine vi è una piattaforma rialzata dal quale si scatta la foto. È scontato dire che chi ha una giornata da investire in questo luogo scatterà foto da entrambi i punti, ma per quanto simili ognuno ha i suoi vantaggi.

La piscina più vicina è dove, in teoria, si cerca il riflesso della cupola e per questo il retro di essa è la posizione preferita di molti fotografi. Il problema è che le fontane sono accese quasi sempre e il riflesso quindi non compare in modo vivido come si vorrebbe, a causa del movimento dell’acqua. Al contrario, proprio l’acqua delle fontane spruzzata in aria può creare disturbo. Questo è difficile da notare nel piccolo schermo della macchina, perciò consiglio di controllare se non si vuole trovarsi con una sorpresa una volta tornati a casa. Da questa piscina, essendo più vicini, il Taj appare più imponente, però allo stesso tempo la distorsione data dalla prospettiva è maggiore, in particolare se si utilizza un grandangolo molto ampio.

Mentre nella parte centrale della struttura la prospettiva non fa troppo danno, sui minaretti questa si nota subito e più ci si avvicina, più questi si inclinano verso l’interno. Fotografando il Taj Mahal dal retro della piscina più lontana, si otterrà quindi un’immagine più realistica. Nelle ore centrali del giorno qui il riflesso non arriva, ma all’alba si dovrebbe ottenere l’effetto sperato, se le fontane sono spente. Un problema da questo punto è però l’ombra che l’immensa porta d’ingresso getta sull’acqua: dal pomeriggio questa tende ad oscurare tutta la prima parte della piscina. Curiosità: i quattro minaretti del Taj Mahal non sono stati costruiti perfettamente perpendicolari al terreno, ma leggermente inclinati verso l’esterno, così che in caso di terremoto questi non crollassero sulla cupola.

Mantenere un’apertura più alta possibile garantisce che l’intero soggetto sia a fuoco, ma ciò che è veramente importante controllare qui più che in altri posti è l’ISO, in quanto sul marmo bianchissimo del Taj Mahal il minimo disturbo si nota subito. Nelle ore centrali della giornata non dovrebbe esserci necessità di alzarlo più del minimo, mentre durante il tramonto, senza cavalletto, può essere una buona idea trovare un punto d’appoggio se ridurre l’apertura non basta.

Quante foto sorte è necessario scattare per ottenerne una dritta? Calcolando che una fila infinita di persone è in attesa alle nostre spalle la pressione potrebbe richiederne più d’una. Chi ha il live view può attivare la griglia e allinearsi di conseguenza, ma per chi non vuole togliere l’occhio dal viewfinder il punto di riferimento migliore sono i bordi laterali della piscina che abbiamo di fronte: facendo passare questi esattamente dai due angoli bassi dell’inquadratura si avrà la certezza di avere una foto dritta. L’alternativa è allargare l’inquadratura, per poi rotare e tagliare in post-produzione, se la foto è obliqua.

Alba, giorno o tramonto? Come si sa, la prima e l’ultima luce del giorno sono le migliori. L’alba è il momento migliore per evitare i grandi tour organizzati che iniziano ad arrivare a metà mattinata, ma d’inverno, quando il cielo è più pulito, alba significa nebbia e svegliarsi alle 5 potrebbe essere inutile. Durante il tramonto la luce punta direttamente sulla facciata principale del Taj e questo è idealmente il momento migliore per la foto classica. Ma questo lo sanno tutti e per scattarla dovrete aver a che fare con una massa di persone che almeno un po’ inquieta, perché dalle quattro in poi, sono tutti lì. Scattare la foto iconica di giorno e godersi il tramonto seduti sul tetto di una delle guesthouse in zona è forse meno doloroso.

Per concludere lo scatto perfetto si ottiene quando:

  • Si scatta dal retro della piscina più distante, con un ISO a 100 ed un grandangolo non troppo ampio, tra 17 e 24;
  • Si è conquistata la posizione centrale scavalcando la folla che si presenta davanti;
  • Si scatta all’alba, quando la grande cupola è riflessa sull’acqua della piscina e la luce arriva di lato, rendendo i colori sia del monumento che del riflesso uniformi. Durante il tramonto la luce è perfetta sul Taj ma la piscina è oscurata, rendendo il contrasto molto alto. Anche questa rimane comunque un’immagine ideale;
  • Non c’è nebbia (cosa rara d’inverno nelle prime ore della giornata);
  • Le fontane sono spente. Non è dato sapere a che ora le fontane vengono accese, ed essere tra i primi ad entrare è l’unico modo per avere una possibilità. I cancelli aprono alle 6, ma la fila può essere lunga. L’ingresso Est è quello meno popolare, ma anche il più distante dalla maggior parte delle guesthouse;
  • La foto è dritta.

E la mia foto perfetta?

Non c’è. La nebbia dell’alba ha impedito ogni tentativo, mentre al tramonto ho preferito cercare qualche fotografia più orginale. Mi sono accontentato dello scatto souvenir di giorno, ma la pazienza nei confronti della folla è stata breve. Presto tutti i suggerimenti su come lasciare da parte questa immagine classica e ritrarre il Taj Mahal in modo creativo.

 

 

4 Comments

  1. Claudia ha detto:

    Bello, non vedo l'ora di leggere la versione creativa, anche perche', un po' come per le foto-cartolina di Uluru, l'inquadratura classica ce l'ha fatto un po' a fette!

  2. AD Blues ha detto:

    Ti piace la mia "foto perfetta"? https://www.flickr.com/photos/adblues/10964505336
    Scherzo non è una foto perfetta ma è quella che alla fine mi ha preso di più 😉

    —Alex

    • Angelo Zinna ha detto:

      Molto bella, complimenti! È all'alba? Io non sono riuscito a beccare le fontane spente!

      • AD Blues ha detto:

        Grazie!

        Sì, era l'alba.

        Allora spunto la casella "sono stato fortunato" perché per tutto il tempo che sono stato li; da poco dopo le 6 alle 10 passate, le fontane sono sempre state spente regalandomi altri scatti discretamente belli.

        Fino ad ora ho pubblicato ben pochi scatti dell'India; sarà che ero lì non per turismo, sarà la mia solita saudade post viaggio ma sono insoddisfatto delle foto; non mi sembra di essere stato in grado di catturare molto degli aspetti dell'India che invece avrei voluto raccontare e mi sono rimasti in mente.

        —Alex

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