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L’Antica Arte del Viaggiare Senza Prenotare

Poche cose sono più noiose che organizzare un viaggio. Andare a messa, ad esempio, o guardare la vernice che si asciuga. O aspettare l’ascensore, o andare in palestra. O la birra analcolica.

L’organizzazione di un viaggio si compone di due fasi. La prima è quella in cui si osserva la mappa della nostra destinazione e ci si immagina calpestando tutto il territorio, esplorando ogni angolo del nostro itinerario. Sbaviamo sulle attrazioni che andremo a visitare attraverso foto photoshoppate e leggiamo articoli che tentano di darci il senso del posto dove siamo tanto contenti di dirgerci. E poi c’è la seconda fase, dove si cerca un albergo o un ostello che costi poco, che sia libero, che sia in centro, che sia pulito, senza conoscere la città o sapere che tutte queste promesse siano realtà. Si prenota, dovendo comunicare l’ora dell’arrivo senza saperla, dovendo pagare per qualcosa che non si conosce, per poi finire per trovare qualcosa di meglio appena conclusa la transazione. Poi ci sono gli aerei da fissare, e magari un mezzo all’arrivo, non sia mai che non si trovi e forse anche un ristorante non si può mica morire di fame. Che palle.

Prenotare è una cosa brutta. È tutto lì già pronto su un pezzo di carta, una fredda lista da seguire per farci sentire un po’ meno persi. C’è gente che viene presa dagli attacchi di panico se non sa di avere un letto che l’aspetta a destinazione. E se non trovo niente? E se devo dormire sotto un ponte? Ma c’è un segreto: trovi sempre qualcosa. Sempre.

Potrei trovare tanti motivi con cui convincervi che viaggiare senza prenotazioni è meglio. È più spontaneo. Si lasciano aperti i piani, si è pronti a seguire nuove conoscenze. Ci si lascia consigliare da chi si incontra, si lascia aperta ogni possibilità. Un po’ di rischio è stimolante. È bello anche perdersi. Ma la realtà è un altra: sono pigro. Non ho voglia di leggere recensioni, cercare l’offerta migliore, perdere tempo per un letto che tanto sarà sempre e solo un letto e non sarò neanche sveglio per guardarlo.

E così non prenoto. Non credo di aver prenotato un hotel o un ristorante negli ultimi quattro anni. Arrivo e trovo non solo qualcosa, ma qualcosa che rientri nel mio budget, e che sia in una zona buona. Per i trasporti purtroppo non funziona, i voli vanno fissati, e questa è un’altra ragione per cui cerco di viaggiare sempre via terra. Arrivare alla stazione è l’unica cosa di cui preoccuparsi.
Per quanto riguarda un letto però qual è il trucco? Il primo passo è cercare di capire se c’è e qual è la zona della città in cui si concentrano il maggior numero di ostelli o guesthouse o hotel. Alcune città hanno vere e proprie aree per backpacker, la più famosa è probabilmente Khao San Road a Bangkok, mentre altre hanno semplicemente una lunga serie di opzioni per l’alloggio lungo le vie principali, come Queen Street a Auckland che presenta una decina di ostelli non troppo distanti l’uno dall’altro. Se una zona del genere esiste, basta farsi scaricare qui e mettersi a camminare per confrontare cosa è disponibile. Il gioco è fatto. Se in alcune città si ha comunque paura di non trovare da dormire, basta segnarsi il nome di qualche guesthouse trovata su internet e tenersi in tasca i nomi in caso di emergenza. Una cosa da sapere, soprattutto viaggiando nei paesi in via di sviluppo, è che è probabile che le strutture più economiche non si promuovano ancora su internet. Le guesthouse più piccole sono spesso attività semplici a conduzione familiare, e quelle più centrali hanno talmente tanta clientela di passaggio che non perdono tempo nella promozione. È facile che in questi paesi gli ostelli trovati su internet o sulle guide siano al contrario più cari, proprio per il fatto che sanno di essere pubblicizzati e possono permettersi di alzare i prezzi.

Se non si conosce la zona di riferimento o questa non esiste bisogna muoversi in modo un po’ diverso. La prima cosa è una connessione a internet. Quasi tutti gli aeroporti ne hanno una a gratis o a pagamento, oppure ci sono i McDonald’s che hanno spesso il Wi-Fi gratuito. Con internet ci si può orientare e decidere in quale direzione muoversi oppure segnarsi qualche indirizzo per poi cominciare la ricerca. Come già detto chi è presente su una guida tende ad alzare i prezzi, per questo le guide tradizionali, sia di carta che digitali, sono di solito una scelta secondaria. Con Lonely Planet si avrà la sicurezza di avere un posto decente ad un prezzo decente, ma è vero anche che se c’è un posto che sarà completamente esaurito sarà proprio questo. Wikitravel, quando ci si trova su itinerari un minimo battuti è il sito migliore perché curato dagli utenti stessi. Solitamente dà recensioni minime, se non solo prezzo e indirizzo, ma è quanto basta.

L’altra opzione, quando proprio non si ha idea di dove andare a battere la testa, quando abbiamo perso la guida, non ci siamo connessi a internet, arriviamo in piena notte, il giorno di natale, in una destinazione sconosciuta, è discuterne con tassisti o guidatori di tuk-tuk. Questi conoscono le strutture della città meglio di qualunque guida, in primo luogo perché prendono una commissione portandogli clienti. Chiarite qual è il vostro budget e contrattate il prezzo della tratta.

Vi sono casi in cui va tutto storto, ma è rarissimo che un’intera città non abbia un letto disponibile. Il peggio che può capitare è dover sborsare più di quanto previsto per una notte. Per andare a Monaco durante l’Oktoberfest forse è il caso di fare una telefonata, ma ogni altro giorno dell’anno trovare un letto economico è solo questione di quanta voglia si ha di camminare.

Perché senza un piano, tutto è possibile.

3 Comments

  1. Claudia ha detto:

    XI – Non prenotare.

  2. Wandering Wil ha detto:

    Ah quanta verità, vecchio mio!

    Ricordo quando sono atterrato all'Isola di Pasqua il primo giorno del Tapati Festival (il carnevale locale) senza aver prenotato. Non più tardi di 15 minuti dopo avevo già la mia cameretta condivisa in un alberghetto nel mio budget, a poca distanza dal centro abitato.

    Dall'altra parte del pianeta avevo invece incontrato una ragazza svizzera (manco a dirlo) che aveva un diario di viaggio GIA' compilato, per tre mesi. Aveva già prenotato tutto, pagato tutto, deciso tutto. Per tre mesi. "Così poi posso seguire il piano che ho stabilito da casa, e mi posso rilassare!", disse lei, candida, mentre io arretravo lentamente verso la porta di uscita, gli occhi sbarrati.

  3. Fabio Nodari ha detto:

    Quanta saggezza… 🙂

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