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Viaggiatore o Turista? La Risposta Definitiva Definitiva

L’argomento è sempre caldo e per quanto una risposta unica e univoca non sarà probabilmente mai formulata, ogni scusa è buona per discutere di come, perché e per dove viaggiamo. Oggi la scusa viene da No Borders Magazine su cui poco tempo fa Rachele ha pubblicato un articolo che cerca di mettere ordine attraverso alcune rispettabilissime fonti (tra cui il sottoscritto) e la sua esperienza personale, alla domanda del secolo: viaggiatore o turista?

Esiste una differenza? Se sì, l’uno è migliore dell’altro? Come ci si identifica in quale categoria? C’è un esame da passare? E se differenza non ci fosse? Se come viaggiamo non importa a nessuno? Chi glielo va a spiegare a tutti i viaggiatori veri che superano il Mediterraneo a nuoto perché il gommone è troppo turistico?

Su queste pagine non è la prima volta che se ne parla, ma dato che siamo a fare ordine ripartiamo da principio: le definizioni ufficiali. Secondo Treccani:

  • il viaggiatore è: “chi viaggia con un mezzo pubblico di trasporto: i v. del treno, del pullman, della nave, dell’aereo, ecc“. Non è specificato il motivo del viaggio, la classe del biglietto o il tipo di valigia che il viaggiatore si porta dietro, colui che viaggia non è altro che una persona che si sposta da A a B.
  • mentre il turista è invece nient’altro che colui che pratica del turismo, ossia: “l’insieme di attività e di servizî a carattere polivalente che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalla località di abituale residenza ad altra località per fini di svago, distrazione, cultura, cura, sport, ecc.“.

Abbiamo così un punto di partenza, per cui non serve alcun tipo di interpretazione o opinione: il viaggiatore è chi si sposta in qualsiasi modo e il turista è chi lo fa per piacere personale. Basterebbe questo per dire che chiunque si muove per diletto è un turista, ma per rendere le cose più interessanti potremmo andare a vedere cosa ne pensa chi sul viaggiare ci ha costruito una carriera. Rolf Potts, autore di Vagabonding, si è espresso spesso sul tema e sia nel suo primo libro, che nel suo ultimo, Marco Polo Non Ci È Mai Stato, dicendo che in essenza il viaggiatore e il turista sono la stessa cosa. “La distinzione tra turista e viaggiatore si è trasformata in nient’altro che una moda. Invece di cercare le sfide che un viaggio comporta, ci si è abituati a puntare il dito sui turisti che rientrano in alcuni stereotipi, prenderli in giro, e automaticamente considerarsi veri viaggiatori” dice Rolf in Vagabonding*. Il problema non è più quindi essere un turista oppure un viaggiatore, ma fare il possibile per non essere un turista medio, perché essere nella media non piace a nessuno, in nessun settore. Chi è il turista medio? L’immagine più realistica è probabilmente quella filmata dal regista Dannis O’Rourke, che nel documentario Cannibal Tours del 1988 ha seguito un gruppo organizzato in viaggio in Papua Nuova Guinea, riportando scene ridicole di persone bianche di mezza età intente a fotografare qualsiasi adulto e qualsiasi bambino di un villaggio tribale, senza ritegno e in cambio di qualche moneta.

Un amico aveva risolto la questione in una sola battuta: alla fine dei conti il viaggiatore è solo quello che viaggia scomodo. Autobus scassati, ore di fila alle biglietterie, camere d’ostello condivise con sconosciuti e la corsa continua al prezzo più basso. La differenza tra il viaggiare organizzati e il viaggiare disorganizzati. Questo è come si immagina la vita del viaggiatore indipendente, del backpacker che gira il mondo a budget limitato. È il costo di provare a sfidare sé stessi e della soddisfazione di trovare da soli la soluzione ai problemi che si presentano, ma (c’è sempre un ma), non è per tutti. Non perché non tutti possano riuscirci, ma più perché non tutti vogliono riuscirci. Non è uno stile di vita, di viaggio, che interessa a chiunque e non c’è niente di poi così strano nell’evitare di mettersi i bastoni tra le ruote. Così come il turista medio è perfettamente a suo agio nel pullman con 50 conoscenti, così il viaggiatore più frugale è perfettamente comodo nella sua scomodità. Così come c’è chi predilige l’esperienza, c’è chi si sposta per scattare due foto e nient’altro, ognuno spendendo i soldi, le energie e il tempo che questi obiettivi comportano. Entrambi viaggiano come preferiscono, entrambi viaggiano per piacere personale, entrambi sono turisti che scelgono di muoversi del modo che più gli si addice, per sé stessi e nessun altro.

È facile però credere che solo uscendo completamente dalla propria zona di comfort ci si possa avvicinare non solo alla realtà di un luogo, ma anche a noi stessi. Mentre superavo i lenti gruppi organizzati che camminavano in fila verso il campo base dell’Everest mi sentivo un passo avanti a tutti quelli che si facevano portare lo zaino dai portatori perché pesa troppo e pagano una guida per farsi guidare sul percorso per il quale io utilizzavo una mappa piena di segni disegnati a penna. Se quella del turista e del viaggiatore fosse una scala che misura il livello d’avventura, io mi sentivo certo qualche scalino più in alto di chi si fa accompagnare mano per mano sulle montagne dell’Himalaya. Finché non sono arrivato al campo base. Qui si trovavano gli alpinisti pronti a scalarlo davvero l’Everest, pronti a partire dopo che 16 persone erano appena morte sotto una valanga. Io ero a fare una passeggiata, mentre altri erano a mettere a rischio la propria vita, entrambi per il proprio piacere personale. Chi è il turista adesso su quella scala?

Guardare alla differenza tra il turista e il viaggiatore come a chi dei due viaggia meglio è una contraddizione. Cercare di battere i record – che si tratti di scalare una montagna o di viaggiare a costo zero – è forse parte della natura umana, ma non è più un modo per misurare chi sei per gli altri. Su questo concetto si è espresso Sir Ranulph Fiennes in una recente intervista a Lonely Planet Traveller, in cui spiega la difficoltà di essere il primo in un mondo in cui tutti i primati sono stati già battuti. Fiennes è stato il primo uomo ad attraversare l’Antartide a piedi e senza supporto e il più anziano a scalare l’Everest. “Negli ultimi 100 anni tutte le prime posizioni sono state abbattute” dice Fiennes “Se fossi nato adesso starei a guardarmi attorno per capire cosa ancora non è stato fatto. Servono sponsor e gli sponsor non arrivano se non sei il primo, ciò che rimane sono missioni estremamente difficili o estremamente costose, come il mio prossimo tentativo di attraversare l’Antartide d’inverno“. Quando si parla di viaggiatori, magari credendosi migliori del turista comune, si parla anche di queste persone, volersi mettere su una scala significa quindi dover mettere chi siamo in prospettiva. I viaggiatori sarebbero pochi se la categoria avesse senso di esistere. Ma perché dovrebbe? A chi dobbiamo dimostrare come viaggiamo se non a noi stessi? Quali limiti dobbiamo superare se non quelli personali, diversi per ognuno?

La volontà di essere migliori dell’inconsapevole e ignorante turista medio è legittima. A me non piacerebbe essere indicato così, come non mi piacerebbe essere chiamato un italiano medio, o un lavoratore medio, un medio di qualsiasi cosa. Ma il turista medio non ha niente a che fare con il tour organizzato. Il concetto di tour organizzato che abbiamo in Italia è un po’ distorto rispetto a quello che potrebbe essere. Il pacchetto tutto incluso o il villaggio vacanze sono l’opposto di caricarsi lo zaino sulle spalle e partire, è vero, ma ci sono anche le vie di mezzo. Non c’è destinazione in cui non si possa organizzare in loco un tour piccolo o grande, dove non si possa aggiungersi a un gruppo misto, dove non si possa affittare una guida per un museo, un parco o un trekking. Molti luoghi sono legalmente inaccessibili senza una guida turistica ed evitarli per il principio del “io sono un viaggiatore vero e quindi non faccio tour organizzati” semplicemente significa perdersi qualcosa. Ma ben venga, chi vorrebbe trovarsi con una persona così arrogante all’interno del proprio gruppo?

Forse la sto guardando dall’angolazione sbagliata. Forse non è affatto questione di battere record, di vincere una gara. Forse il viaggiatore vero si differenzia dal turista per come approccia il luogo che visita. Si dice che il viaggiatore, avendo più libertà di movimento, lasciando aperti i piani, possa avvicinarsi di più a capire un posto, essere in sintonia con le popolazioni locali. È vero? Non lo so. Molte sono le situazioni in cui una guida turistica potrebbe fornire spiegazioni necessarie e fornire un punto di contatto con i locali. Altrettante sono le situazioni in cui avere un accompagnatore è un biglietto da visita che apre molte più porte che l’ennesima faccia bianca in cerca dell’esperienza autentica. E poi, cosa significa avvicinarsi alla realtà di un luogo? Integrarsi? Come si può sperare di integrarsi in poche settimane, in pochi mesi, in un ambiente completamente estraneo? Non è per questo che siamo venuti. Si parte per osservare prima di tutto, e per questo serve solo la curiosità, che ci si sposti a piedi o con un autista privato.

Attraverso tour organizzati, come quello sull’isola di Komodo oppure durante un trekking in Birmania, ho conosciuto alcune tre le persone più interessanti dei miei viaggi. Al contempo ho avuto anche brutte esperienze in Thailandia ed in Malesia, ma proprio l’esperienza ha raffinato i miei gusti per quanto riguarda il modo in cui oggi preferisco viaggiare. Tutto in fondo si trasforma in un bagaglio che ci portiamo dietro e anche partecipare ad attività che normalmente eviterei mi è in qualche modo servito a capire che persona sono. Le persone che tengono stretta la propria identità di viaggiatore, a costo di limitare la propria esperienza, a mio parere non hanno ancora capito perché si viaggia. Si può davvero pensare che oggi, in cui siamo continuamente interconnessi con ogni informazione alla mano, basti non prenotare un tour per diventare parte della categoria degli avventurieri? Quanto è indipendente un viaggiatore indipendente con smartphone alla mano, Lonely Planet nello zaino, percorsi ben battuti, locali che parlano sempre inglese e soldi che possono comprare tutto ciò di cui si ha bisogno? Dove si tira la linea tra chi viaggia meglio e chi viaggia peggio?

Non è tutto bianco o nero. Qualcuno avrà notato come ognuno degli ultimi paragrafi sia finito con un punto interrogativo. Le differenze nel modo in cui viaggiamo esistono, nessuno lo nega. Si può viaggiare meglio. Si può portare con sé un comportamento migliore. Si può essere più estremi, più efficienti, più curiosi. Si può essere più puliti, più educati, più lenti, più interessati, più aperti. Si può essere più tutto in viaggio, come nella vita. La questione è però sul valore di queste differenze, che in essenza, a mio parere, è lo stesso per chi gira il mondo in bicicletta e chi se ne va una settimana in crociera. Entrambi si concedono un grande lusso, quello di viaggiare. Entrambi decidono di dedicare grandi quantità di tempo e soldi per un’azione strettamente egoista, di cui nessun altro trae beneficio. Entrambi lasciano un’impronta, consumano. Entrambi, quando le cose vanno come devono andare, tornano a casa felici. Se la risposta alla domanda delle domande sta nel risultato che un viaggio produce, non c’è differenza: siamo tutti viaggiatori, siamo tutti turisti.

 

*traduzione non ufficiale.

7 Comments

  1. MammaInOriente ha detto:

    Mi piace sempre molto questo tuo modo di analizzare le cose da più punti di vista, senza pretendere di avere la verità in mano. Molto più apprezzabile di chi professa presunte certezze.

    Ho viaggiato zaino in spalla dormendo con pochi dollari a notte e ho viaggiato anche dormendo in hotel bellissimi ed affascinanti. Sono stati viaggi diversi, ma mai mi sono sentita più o meno viaggiatrice.

    p.s.in Cina avrai conferma che se esci dalle rotte più gettonate, rinunciare ad una guida vuol dire precludersi la possibilità di capire fino in fondo le cose. La lingua può essere davvero un ostacolo insormontabile. Hai per caso in programma il Sichuan? E' un viaggio di cui conservo ricordi bellissimi, soprattutto per la possibilità di entrare in contatto con il popolo tibetano ancora lontano dai brutti effetti del turismo. Sono passati 7 anni però, non so se sia ancora così.

    • Angelo Zinna ha detto:

      Ciao Mamma in Oriente (forse è ora di presentarci per nome!),
      grazie mille del commento. Quello che scrivo non è per dire la verità, ma per trovarla attraverso la discussione per questo cerco di prendere in considerazione più punti di vista. Io fino a ora ho viaggiato solo zaino in spalla (gli ostelli cinesi sono già un lusso!), ma non mi sono mai sentito un non turista. Anche se come ho detto c'è modo di viaggiare meglio o peggio, ma va al di là dell'etichetta.

      Sì, sono ora in Sichuan, al Monte Emei! Arrivo da Shangri La, il paese tibetano in Yunnan. Interessante, anche se un incendio ne ha bruciato il centro l'anno scorso e rimane poco della città vecchia. Ho incontrato un po' di persone interessanti però. Ora scalerò il monte Emei, poi Leshan e Chengdu – e poi non ne ho ide, probabilmente verso la costa (se hai consigli sono benvenuti!). In Cina anche nelle rotte più gettonate nessuno parla inglese, non è semplice. Però sto viaggiando senza guida, e con pazienza si arriva da A a B, almeno fino ad adesso. Forse non avrò il tempo di uscire davvero fuori dalle rotte principali qui nell'est, ma poi mi dirigo verso il Kyrgystan e in quella zona prevedo di comunicare molto di più a gesti!

      • MammaInOriente ha detto:

        Ciao Angelo, passiamo ai nomi allora! Io sono Federica.

        Leggo solo ora la tua risposta. Se non hai ancora lasciato il Sichuan mi sentirei di consigliarti il parco nazionale di Huanglong e Jiuzhaigou. Non ha molto il che di selvaggio perché ci sono comode passarelle di legno ovunque, ma gli scenari naturali sono veramente notevoli. I laghi hanno colori incredibili in tutte le sfumature del verde e azzurro. Sono ad una bella altitudine, ma dopo quello che hai fatto per te saranno giusto due passi. E comunque nel primo troverai ogni tanto delle casupole di legno con dentro le mascherine di ossigeno….i cinesi sono piuttosto deboli fisicamente!! Buon proseguimento!

        • Angelo Zinna ha detto:

          Ciao Federica,
          grazie. Mi sono già stati consigliati entrambi ma non so se riuscirò a farli entrambi. Sono a Chengdu, ma credo di dirigermi verso la costa e poi fermarmi al Jiuzhaigou sulla via verso ovest. Non so ancora se ha senso. Tutte queste cose poi costano parecchio qui in Cina quindi sono costretto a fare delle scelte!

  2. Martin ha detto:

    Questa bella riflessione dovrebbe essere letta da tutti quelli che si credono "viaggiatori"preoccupandosi più per salvaguardare le loro apparenze che trovando le essenze dei luoghi.A volte dimentichiamo che siamo solo visitatori di terre,popoli e culture che ci ospitano e meritano un profondo rispetto al di là delle etichette che piace addossarci.

  3. Ca_Gi ha detto:

    Personalmente ho sempre ritenuto che la differenza tra "viaggiatore" e "turista" più che riguardare le modalità pratiche del viaggio, abbia a che fare con l'atteggiamento mentale della persona, laddove il turista si muove principalmente per svago ed intrattenimento, il viaggiatore é più interessato ad apprendimento, conoscenza ed esplorazione. Più che una linea di confine tra i due atteggiamenti si trovano diverse tonalità intermedie.

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