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Sulla Via della Seta: un’Introduzione

Cercando “Silk Road” su Google i primi risultati che appaiono si riferiscono a quel sito, ormai chiuso, che permetteva di commerciare virtualmente ogni tipo di merce, legale e illegale, mantenendo il completo anonimato. Oggi internet è diventato naturalmente il luogo più efficace su cui scambiare ogni genere di prodotto, ma non sempre è stato così. Ogni era ha avuto il proprio sistema di far incrociare le strade, di far arrivare da lontano ciò che vicino non era disponibile, di permettere alle popolazioni di scambiare i propri beni e seppure il tempo della Via della Seta, quella antica, si sia concluso per i mercanti dell’est e dell’ovest, per i viaggiatori rimane un itinerario leggendario che unisce i continenti.

Cos’è la Via della Seta?

Tecnicamente percorrere la Via della Seta dovrebbe accadere in un senso soltanto, da oriente a occidente. Sì, perché la seta, quando ha raggiuto un valore tale da essere desiderata dai principali imperi del mondo, partiva tutta dalla Cina. La Via della Seta è quella strada, o quella rete di strade, che collega Xi’An, in Cina, con Istanbul, in Turchia, e quindi il resto del Mediterraneo, utilizzata dai commercianti europei e asiatici come collegamento e per raggiungere gli uni gli altri al fine di scambiare le loro merci più pregiate. Nei secoli il percorso seguito dai mercanti che cercavano prodotti da barattare con paesi lontani è cambiato a seconda di guerre, situazioni politiche e tecnologia e per questo è difficile identificare un itinerario unico. Qualunque strada si scelga rimane sempre un itinerario che supera non di poco i 6.000 chilometri e richiede mesi per essere percorso via terra. Nonostante prenda il nome da uno dei prodotti che viaggiavano per le sue strade, è scontato dire che ciò che rende interessante la Via della Seta sono le diverse civiltà che si incrociano sul suo percorso, la geografia che va da un estremo all’altro, le lingue, i cibi e i mercati che si incontrano e anche le distanze che rendono questo itinerario un viaggio epico. Sulla Via della Seta ovviamente non veniva commerciata soltanto la seta, e ogni paese offriva le sue specialità. Dalla Cina è stata toccata l’India e il Sud-Est Asiatico, si è arrivati in Medio Oriente e perfino in Africa, rendendo difficile identificare un percorso singolo, ma quando si parla di Via della Seta si tende quasi sempre a fare riferimento a quella strada che ha permesso ai grandi imperi dell’ovest di toccare la Cina passando dall’Asia centrale.

Come Si è Sviluppata

Perché Xi’An? L’estremo orientale della Via della Seta ha un senso ben preciso: era un imbuto. Se la Cina che conosciamo oggi è un territorio tra i più vasti sulle mappe, le dinastie che hanno fondato e occupato questo paese non sono riuscite ad espandersi verso ovest per migliaia di anni. La Cina in passato era solo l’area nord-orientale di ciò che è oggi. La difficoltà di espansione era dovuta alla geografia del paese: a sud-est si trovava l’insormontabile altopiano tibetano, mentre a nord-est l’arido deserto del Gobi. Muoversi verso est è stato impossibile fino a quando, intorno al 130 DC durante la dinastia Han, non è stato aperto un passaggio nel Corridoio del Gansu, ossia quella stretta via tra le montagne e il deserto che collega la Cina originale all’Asia centrale. Xi’An, situata alla fine orientale del Corridoio, era la città di partenza per tutti i viaggi verso ovest e la porta d’accesso all’impero cinese per chiunque da ovest stava arrivando. Xi’An era dunque una tappa obbligata.

Dal lato opposto invece è più difficile dire chi sia stato a permettere lo sviluppo del percorso. Sicuramente i primi a creare una rete di strade tra Europa e Asia sono stati i persiani, ma l’espansione maggiore è stata quella di Alessandro Magno, che è riuscito a raggiungere la Valle della Fergana, nell’odierno Uzbekistan, rendendo l’impero greco il più grande al mondo. Essendo quindi spianata la strada dal Mediterraneo fino ai confini uzbeki, con l’apertura successiva del Corridoio del Gansu si sono incontrate le due tracce dando vita di fatto alla Via della Seta. Al momento del contatto tra est e ovest però erano i Romani ad aver preso il posto dei Greci, e con i Romani arrivò anche l’ossessione per la seta che favorì il commercio e l’importazione di prodotti orientali.

I viaggi sulla Via della Seta furono interrotti dopo il 600, con la crescita dell’Islam che causò diverse battaglie, in particolare tra turchi e cinesi, e interruppe il traffico. Il passaggio è rimasto bloccato per secoli e la sua riapertura si deve soprattutto alla crescita dell’impero Mongolo che riuscì ad interrompere il monopolio sul mercato in Asia centrale detenuto dal Califfato Islamico. L’espansione dell’impero Mongolo permise a Marco Polo di partire verso est. Il declino dell’impero Mongolo in Asia centrale, un paio di secoli dopo, portò ad una frammentazione degli stati e rese difficile l’utilizzo del percorso, in particolar modo dopo la presa di Costantinopoli da parte degli Ottomani, che chiusero definitivamente le porte ai viaggiatori occidentali. Nello stesso periodo le spedizioni via mare cominciarono a prendere il posto di quelle via terra e gli stati europei iniziarono a cercare una via più diretta per raggiungere la ricca Cina. Cristoforo Colombo è un esempio.

La Via della Seta Oggi

Ripercorrere la Via della Seta oggi significa intraprendere un viaggio lungo, a volte faticoso, ma estremamente affascinante. Si oltrepassano aree ancora relativamente nuove al turismo, ci si muove attraverso culture ricche e varie e si incontrano difficoltà che rendono l’esperienza una sfida stimolante. Gli itinerari che è possibile intraprendere oggi possono cambiare senza preavviso a seconda della situazione politica oppure di conflitti interni in ognuno dei paesi che si trovano sulla strada. In questa regione infatti l’ostacolo più grande è la burocrazia e non è raro che nel giro di poche settimane cambino dei regolamenti e non sia più possibile ottenere un visto e quindi passare. Un esempio recente è quello dell’Iran, che dopo aver subito delle sanzioni economiche da parte del Regno Unito non permette più ai cittadini inglesi di ottenere un visto turistico in modo indipendente e di conseguenze tutti gli inglesi che si trovavano diretti in Iran sono stati costretti a cambiare itinerario. Cose simili accadono abbastanza di frequente anche in stati come il Tajikistan oppure il Turkmenistan, quindi è necessario essere pronti a tornare indietro o saltare su un aereo.

I percorsi attuali si possono riassumere in due itinerari, ai quali è possibile aggiugere numerose deviazioni. Quelli qui descritti partono dalla Cina, ma è ovvio che possono essere intrapresi in entrambi i sensi, anzi, in alcuni casi arrivare da occidente è più facile in quanto questa è la direzione di marcia più popolare e quindi le ambasciate lungo la strada tendono ad essere più aperte nei confronti degli stranieri.

Il primo itinerario è quello che passa sotto il Mar Caspio ed è quello che mi sono trovato ad intraprendere di persona durante il mio ritorno in Europa dalla Cina. Da Xi’An si arriva a Kashgar facendo alcune tappe, ad esempio a Zhangye e Urumqi, e da qui nonostante le opzioni siano multiple è probabile che la scelta si riduca ad una sola. Kashgar è da sempre stato uno degli snodi più importanti della Via della Seta perché da qui è possibile raggiungere tutti gli stati vicini. Si può arrivare in Pakistan, in Afghanistan, in Tajikistan, in Kyrgyzstan e volendo anche in Kazhakstan. Una strada spettacolare sarebbe la Karakoram Highway che arriva in Pakistan, ma dato che i visti per questo paese sono rilasciati soltanto nel proprio paese di orgine questa possibilità si esclude. L’Afghanistan non è al momento accessibile e anche per il Tajikistan è necessario avere un visto che è più conveniente chiedere a Bishkek che a Pechino. Per entrare in Kazakhstan è necessario fare diverse centinaia di chilometri a ritroso, perciò viene quasi spontaneo proseguire diretti per Osh in Kyrgyzstan, dove un visto gratuito di 60 giorni è concesso all’arrivo. Da Osh, la seconda città del Kyrgyzstan ad arrivare in Uzbekistan è un attimo, ma nella maggior parte dei casi sarà necessario raggiungere la capitale, Bishkek, dove richiedere i visti per i paesi successivi. Dopo aver perso un po’ di tempo in Kyrgyzstan però si può proseguire per l’Uzbekistan e quindi il Turkmenistan, tramite il quale si accede a Mashad, in Iran. L’Iran vale sicuramente del tempo: un giro possibile è quello che scende a Yazd, poi Shiraz e Esfahan, per risalire verso Tehran o Tabriz. Per chi ha meno tempo esiste un collegamento in autobus o treno che collega direttamente Tehran a Istanbul.

Il secondo itinerario invece passa attraverso il Kazakhstan, che si può raggiungere da Urumqi, in Cina, o da Bishkek, in Kyrgyzstan. Attualmente sono concessi 15 giorni di visto all’arrivo per gli italiani. Superato tutto il Kazakhstan si raggiunge Aktau, la città dalla quale un traghetto taglia il Mar Caspio. Una volta sbarcati in Azerbaijan è possibile raggiungere l’Armenia o la Georgia e quindi la Turchia dove è facile arrivare a Istanbul.

Passare sopra il Mar Caspio oggi è difficile, prima di tutto perché ottenere un visto russo è molto complicato, secondo perché la situazione al confine ucraino non è delle migliori al momento. Un’alternativa che evita sia il Kazakhstan che l’Iran è il traghetto Turkmenistan – Azerbaijan, ma essendo il visto turkmeno solo un visto di transito di cinque giorni bisogna farsi bene i conti, considerando anche che il traghetto è spesso in ritardo o fermo per giorni. Fino a pochi mesi fa era anche possibile entrare nella parte curda dell’Iraq, ma oggi questa regione è stata chiusa ai turisti a causa degli eventi relativi all’IS.

Partendo da Xi’An oppure da Istanbul, almeno tre mesi sono necessari per completare il percorso via terra, con i mezzi pubblici oppure in autostop. Questo è un itinerario molto popolare anche tra i ciclisti. I costi variano da paese a paese, ma per quasi tutti si può ancora viaggiare a costi contenuti. Uzbekistan e Turchia sono probabilmente i più cari, altrimenti si può rientrare senza eccessive difficoltà in un budget di 20 euro al giorno.

Centri più Importanti

Lungo il percorso esistono alcune città che hanno avuto una particolare importanza durante l’uso della Via della Seta. Questi luoghi rappresentavano punti d’interesse principalmente per i grandi mercati in cui i viaggiatori facevano sosta, ma anche per la loro posizione strategica che li collegava ad ogni paese circostante.

Kashgar, come già detto, è uno snodo centrale per tutti gli spostamenti della regione. Ci passò Marco Polo e ancora oggi molti viaggiatori vi sono costretti. Qui si trova ancora l’immenso mercato domenicale e questo è forse il più importante centro islamico in Cina. La popolazione di Kashgar chiede da sempre l’indipendenza, tanto da creare scontri frequenti con il governo cinese.

Bishkek. Superato il passo dell’Irkeshtam si arriva in Kyrgyzstan, ma sono necessarie una decina di ore di guida per raggiungere la capitale. La decadente città sovietica non è particolarmente attraente, ma qui si trovano alcuni dei mercati più grandi di tutta l’Asia centrale, a partire dal Dordoy Bazaar, costruito con 7.000 container dove si trova di tutto, anche armi.

Samarcanda è oggi uno dei principali centri turistici della regione, ma essendo stata la seconda città dell’Uzbekistan ha sempre mantenuto una particolare importanza. Oggi si raggiunge Samarcanda per la sua architettura, anche se il restauro dell’Unione Sovietica risulta un po’ pesante e la città appare un po’ finta.

Tabriz, in Iran si trova a due passi dalla Turchia, dall’Armenia, dall’Azerbaijan e dall’Iraq. Non ha caso il suo bazaar è oggi un Patrimonio dell’Umanità UNESCO, perché qui si incontravano mercanti di ognuna di queste regioni. I tappeti persiani sono la sua specialità, ma di tutto è venduto. La sue grandi arcate di mattoni lo rendono un mercato particolare e ne fanno la principale attrazione della città.

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