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Il Primo Giorno di Polonia

L’unica cosa buona di andare a Szczecin è che per andare a Szczecin si può prenotare via internet, altrimenti sai che casino sarebbe dover pronunciare un nome impronunciabile alla biglietteria. Chissà come avranno fatto in passato quelli che volevano andare a Szczecin, prima di internet dico. È proprio un gran vantaggio, in particolare considerando che se non ci vai per sbaglio a Szczecin, non ci vai proprio. Cioè, ci puoi anche andare, ma a fare cosa? Io non lo so perché a Szczecin ci sono andato ma non ho fatto nulla, proprio nulla. Personalmente non ho mai avuto grandi problemi a fare niente, anzi credo di essere abbastanza bravo, però, comunque, ci sono sempre cose che si fanno anche quando non si fa niente e io a Szczecin non ho fatto neanche quelle.

Uno pensa che viaggiare sia come andare in bicicletta, ma viaggiare mica è come andare in bicicletta che una volta che impari poi non ti dimentichi più, viaggiare è più come imparare una lingua che se non la parli tutti i giorni, o almeno spesso, te la scordi, il cervello la rimpiazza con cose più utili che appunto a cosa serve parlare una lingua se non la parli, dirà il cervello. E mica ha torto, il cervello. Insomma io un po’ mi ero dimenticato come si viaggia ed entrando in Polonia gli errori da principiante li ho commessi tutti, uno di fila all’altro, cosa un po’ imbarazzante sapendo che le informazioni per non farli, gli errori da principiante, sono tutte pubbliche e gratis e ora con il roaming gratuito in tutta Europa ancora più accessibili, ma io no, mica me le sono lette.

Avevo preso un flixbus da Berlino nel tardo pomeriggio che in tre ore avrebbe superato il confine. Avevo prenotato l’ostello più economico che avevo trovato, senza guardare esattamente dove si trovasse, perché sarà lì da qualche parte, dove vuoi che lo mettano un ostello. Eh, però no, l’ostello non era lì da qualche parte, era lontano, fuori città, fuori un po’ da tutto, fuori dalle rotte dei mezzi pubblici e fuori dalla civiltà a noi conosciuta. E quindi dovevo arrivare a questo ostello e non sapevo come, ma ho detto ci sarà un autobus o qualcosa che va lì da quelle parti, vedremo quando arrivo. Poi, sono arrivato e l’autobus c’era fino a metà strada e ho detto mi farò il resto a piedi, cinque chilometri non hanno mica mai ammazzato nessuno, ma il biglietto dell’autobus lo dovevo pagare intanto e io mica avevo soldi polacchi, che qui in Polonia hanno gli zloti, come facevo a saperlo io. E che fastidio, ho pensato, tutte queste cose che uno deve mettere in conto per andare da A a B, come è diventata complicata la vita moderna.

Insomma in Polonia hanno gli zloti e io di zloti non ne avevo, avevo un sacco di euro, ma i miei euro in Polonia non li voleva nessuno, e come sono puntigliosi questi polacchi ho pensato, appena entrato in Polonia. Quindi prima di prendere l’autobus dovevo prendere degli zloti e quindi vai a cercare un ATM. Così tiro fuori 400 zloti dall’ATM e vado ad aspettare l’autobus, che dopo un po’ arriva, ma l’autista mi dice ma no, il biglietto costa uno zloti, che è una monetina minuscola, piccola proprio, mica mi puoi dare una banconota da cento, sei scemo, come te lo faccio il resto. E io ho pensato sì, hai ragione ma è da un po’ che non viaggio, non me lo ricordo bene come funzionano gli autobus, abbi un po’ di pazienza. Che complicati questi polacchi e i loro biglietti degli autobus troppo economici, mi sono detto, così torno alla stazione, dove avevo visto un bar, a farmi cambiare la banconota da cento. Ma erano le otto o le nove e nel tempo in cui ero andato alla fermata e dalla fermata tornato indietro al bar il bar aveva chiuso e tutto il resto aveva chiuso e non è giusto però così, ho detto, me lo staranno facendo apposta, questi polacchi. Così sono tornato alla fermata che ho detto magari ci parlo con l’autista e mi fa fare un pezzo senza biglietto, ma nel tempo in cui sono andato dalla fermata dell’autobus al bar chiuso e dal bar chiuso alla fermata dell’autobus l’autobus se ne era andato, scomparso. E che noia, questi polacchi, ti rendi conto, ho pensato.

Quindi, dopo un acceso dibattito interno, ho deciso di prendere un taxi. Sono proprio caduto in basso, a prendere il taxi dico, che io ai taxi sono un po’ contrario per principio, come il McDonald’s. Che i taxi sono mezzi un po’ elitisti, secondo me, non come gli autobus che sono democratici o la bicicletta che è anarchica, e a me questo sistema dei taxi ha fatto sempre storcere un po’ il naso, questa cosa di una macchina pulita, lì tutta per te, che ti porta dove vuoi quando vuoi per dello sporco denaro. Ma cosa può fare un uomo appena entrato in Polonia, con tutti questi polacchi che ti mettono i bastoni tra le ruote, così ho ceduto al lato oscuro perdendo un po’ di stima in me stesso anche, ma cosa ci vuoi fare, what can you do, come dico sempre ormai che la mia vita non si sa bene in che direzione stia andando.

Alla fine con il costo di una camera in centro sono arrivato alla camerata da otto letti del mio ostello, e quando l’ho visto, l’ostello, la prima cosa che ho pensato è stata a chi è venuto in mente di costruire un ostello qui, nel mezzo al niente, e anche il tassista mi ha guardato chiedendomi ma sei sicuro che sia qui, e avrà pensato la stessa cosa, ma in polacco che l’inglese non lo parlava. E io no, non ero sicuro che fosse lì, ma sì, era proprio lì. L’ostello non era a Szczecin, Stettino in italiano, ma tra Szczecin e un’altro posto, che però non era vicino neanche quello. E il gestore dell’ostello mi ha fatto vedere la camera, la cucina, il bagno, la doccia, ed era tutto molto pulito e ordinato, un’atmosfera un po’ ospedaliera, ma comunque semi-accogliente. Quando gli ho chiesto se ci fosse un negozio o qualcosa nei dintorni lui mi ha guardato e mi ha detto eh, no, qui non c’è niente, niente proprio, solo il lago. Perché, non hai mangiato? E io gli ho detto no, non ho mangiato da stamattina, che pensavo di entrare in Polonia e mangiare in Polonia che sarebbe costato meno della Germania, ma poi in Polonia era tutto chiuso quindi no, non avevo mangiato ed ero finito il più lontano possibile da ogni possibile pietanza calda o fredda. Ti posso fare un tè, mi ha detto il giovanotto, ma no, gli ho detto, va bene così, però potreste anche scriverlo da qualche parte che questo è un luogo un po’ isolato, così uno si organizza. C’è scritto, mi ha detto lui. Ah, gli ho detto io.

Una delle prime cose che ho scoperto sulla Polonia è che i film stranieri sono doppiati e non sottotitolati, ma sono doppiati proprio male. Quando doppiano i film in Polonia non tolgono il suono della lingua originale, semplicemente ci parlano sopra e un po’ in ritardo, come se fossero doppiati in tempo reale. Magari uno si abitua e all’inglese in sottofondo e dopo un po’ non ci fa più caso, ho pensato, però che cosa strana questa cosa. Questa cosa, che ho scoperto perché all’interno dell’ostello c’era una TV gigante che trasmetteva Vanilla Sky, il film con Tom Cruise, di fronte alla quale due polacchi circondati da lattine di birra stavano facendo una gara di rutti. Ma io non parlo polacco, quindi non potevo partecipare. Così sono andato a fare un giro al lago e poi sono andato al letto, pensando che magari il mio primo giorno di Polonia lo potevo rimandare al mio secondo giorno di Polonia. Magari sarei stato un po’ più organizzato, o forse no, boh.

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