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Via Terra: da Amsterdam all’Armenia

Viaggio Via Terra: da Amsterdam all'Armenia

Della prima parte di questo viaggio, quella che riguarda le tappe tra Amsterdam a Kiev, avevo già parlato, non troppo tempo fa. Il viaggio, però, è continuato dopo la capitale ucraina, per quasi un mese in più verso sud-est. A raggiungere Yerevan, in Armenia, ci ho messo tutta l’estate, consumando ogni singolo giorno a mia disposizione prima di essere costretto a tornare alla base.

Sono partito da Amsterdam perché qui mi sono trasferito, circa un anno fa, un po’ per studiare, un po’ perché non sapevo bene cos’altro fare. Delle tante cose accadute durante questi dodici mesi olandesi, una in particolare mi ha concesso di poter partire per un viaggio lungo due mesi, ed al contempo pagare sia per l’università che per l’affitto che da queste parti certo non costa poco: dopo anni di prove e tentativi, in primavera ho avuto la possibilità di cominciare a lavorare su internet a tempo pieno. Da un lato questo mi ha permesso di non dipendere da un luogo per avere delle entrate e dall’altro, per l’incertezza che essere freelancer comporta, mi ha spinto a prendere la palla al balzo. Così, ho messo il computer nello zaino e sono partito.

L’Armenia, guardando la mappa, mi sembrava il punto più lontano che potessi raggiungere senza dover chiedere un visto. Non ero in vena né di volare, né di affrontare alcun tipo di burocrazia, ed ho pianificato il viaggio di conseguenza. Era, più che altro, questione di distanze, la mia conoscenza di questa parte di mondo era minima. Arrivare: neanche quello era così importante, ma avere una meta semplifica di molto le cose e Yerevan era finita per essere il mio traguardo. “Da Amsterdam all’Armenia”, poi, suonava bene.

Flixbus dopo flixbus, ero arrivato in Polonia e una volta a Cracovia mi ero spostato in Ucraina. È strano come la linea immaginaria che è il confine tra due paesi possa apparire così marcata in questa parte di mondo: da una parte l’Europa, così efficiente e così moderna, dall’altra non è chiaro cosa. L’Ucrainaè Europa, sì, ma di quanti anni fa? Raggiungendo Lviv, il cui centro storico è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ci si trova in una città dove il cuore è degno di una cartolina, mentre l’esterno è una combinazione di calce cadente, scritte sbiadite sui muri, autobus cigolanti e Lada che hanno perso la lucidità di un tempo. Quella occidentale è spesso descritta come la parte più europea dell’Ucraina, qualsiasi cosa questo voglia dire. Proseguendo verso est ci si rende conto di quel che si è lasciato alle spalle: arrivando a Kharkov, ad esempio, si perde ogni tipo di grazia in cambio di un agglomerato di edifici grigi ed imponenti piazzati su una griglia di ampie strade d’asfalto. Una città sovietica, poco più a sud della Russia e poco più a ovest del Donbass, dove è in corso una guerra. Non so se sia corretto dire che questa sia una città più o meno europea delle altre. In fondo, non era anche l’Unione Sovietica in Europa, almeno in parte? “Europeo”, forse, è solo un termine per descrivere quello a cui siamo abituati.

Da Odessa sono passato due volte, la prima all’uscita dalla Transnistria e la seconda prima di lasciare l’Ucraina su una nave in direzione Georgia. Tra tante città visitate, Odessa non è per niente male come posto da cui passare due volte: c’è il mare ed il porto, ma anche un’interessante scena culturale (con tanti locali che suonano musica dal vivo, qualche decina di musei, la scalinata del La Corazzata Potemkin di Fantozzi e, quando sono passato io, anche una qualche forma di fiera del libro ucraino); si può mangiare relativamente bene (per essere in Ucraina) e si dorme male come in ogni altro posto (ma non peggio). Inoltre, c’è una vita notturna abbastanza vivace, con bancarelle che vendono vodka ad un paio di euro, diversi pub di birra artigianale e una lunga serie di opportunità di bruciare i propri denari in giochi d’azzardo abusivi sui marciapiedi delle strade. Insomma, tutto quel che serve a rendere vivibile una città.

Traghetto dall'Ucraina alla Georgia (Odessa - Batumi)

La nave che taglia il Mar Nero promette di impiegare circa trentasei ore a raggiungere Batumi. Ce ne mette cinquantacinque. La maggior parte dei passeggeri erano camionisti, ma c’erano anche delle famiglie, i soliti ciclisti intercontinentali presenti sempre e solo nei luoghi più improbabili e qualche coppia. Tutti gli altri, quelli che sulla nave non ci sono dico, probabilmente, erano già volati a Batumi, passato il fine settimana in spiaggia e rientrati ad Odessa per la metà del prezzo, prima del nostro arrivo. Sul traghetto non ci si imbarca perché conviene. È comodo e pulito, sì, ma oltre ad essere lento costa più di un biglietto aereo. Il traghetto è un trastullo di chi, come me, non vola per il piacere di non volare. Una cabina con un oblò, qualche libro, niente internet, tre pasti al giorno serviti tra le 8:00 e le 8:40, poi tra le 12.15 e le 13:00 e poi ancora tra le 6:30 e le 7:15, un barista annoiato costretto a fare questo viaggio avanti e indietro per quattro mesi consecutivi e un mare che sembra un oceano infinito tutt’intorno.

Sulle Strade dell'ArmeniaDopo un paio di giorni a Batumi, una Rimini del Caucaso stuprata dall’abuso edilizio, ed una sosta a Kutaisi una lunga serie di passaggi mi aveva portato fino a Mestia, il principale villaggio della regione montana dello Svaneti, per qualche giorno di trekking. Se la Georgia venisse considerata Europa, come piacerebbe a molti georgiani, nello Svaneti si troverebbero le montagne più alte del continente. Ma qui non è proprio Europa, e non è neanche proprio Asia. Non si sa cosa sia, quindi queste montagne rimango lì, alte, ma non più alte di qualcun altra vetta in particolare. La discesa mi ha portato fino a Gori, città natale di Stalin poco distante dalla capitale, e poi giù verso il confine, passando da Akhaltsikhe e Vardzia.

A Yerevan sono arrivato poco più di una settimana dopo, forse un po’ di fretta, visti i giorni che si stavano esaurendo. Con il senno di poi, l’Armenia me la sarei potuta lasciare per il prossimo viaggio. Ma ero così vicino ad una destinazione alla quale non c’era alcun bisogno di arrivare, che alla fine ci sono voluto arrivare in ogni modo. Ho toccato Gyumri, Dilijan e poco più, ma andare fino in Armenia per le sue città soltanto, è un po’ un viaggio sprecato. Per fortuna, non è troppo lontana.

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