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Quella Volta in Cui Ho Investito un Canguro

Non guidare di notte” mi dicevano “non farlo, è pericolosissimo“. I camperisti australiani sono quelli che incontri alle piazzole di sosta sul lato delle lunghe, dritte, highway che tagliano questa immensa isola da nord a sud, da est a ovest. Sono poche, le strade, e tutte prendono il nome di esploratori o navigatori che alle orgini della colonizzazione hanno per primi provato a formare un’idea della geografia di questa terra. C’è Flinders ad esempio, o Stuart, per citarne un altro. I camperisti australiani sono persone che di queste strade hanno fatto la propria casa. Sono pensionati spesso, che hanno messo la propria abitazione su quattro ruote e deciso di vivere una vita in movimento. Alcuni lo fanno solamente per alcuni mesi l’anno, altri hanno letteralmente venduto ogni possedimento e costruito un appartamento in un container e hanno deciso che questo è quanto basta per il resto dei loro giorni.

Questi non sono certo gli unici che incontri percorrendo le infinite strada d’Australia, ma sono senza dubbio i più esperti. Sono persone che ti danno consigli utili o meno utili, richiesti o meno richiesti, ma che dovresti sempre ascoltare perché di sicuro ne sanno più di te. Il problema è che i camperisti australiani sono un po’ come i pescatori. Noi sai mai dove si fermano i fatti e inizia la storia. Ogni racconto inzia sempre con “Un mio amico una volta stava guidando…” e tende a finire con aborigeni mutanti che arrivano in sella a wombat alti quattro metri e rapiscono ogni membro della famiglia per farne salsiccie da scambiare per qualche litro di vino. O cose del genere.

Per questo motivo, seppure ognuno delle decine di camperisti australiani incrociati mi avesse dato lo stesso consiglio – “Non guidare di notte” – non gli avevo dato il peso che avrei dovuto. Basta stare attenti, pensavo.

Le autostrade, in Australia, hanno una corsia per senso di marcia. Al calare del sole, i viaggiatori si fermano nelle aree di sosta, accendono il barbecue e si preparano per la notte. Poco dopo, nella fauna si risveglia un sentimento anarchico che porta ogni bestia a fare un po’ che cazzo gli pare. Le mucche se la dormono sull’asfalto caldo, i koala si fanno di eucalipto, i canguri saltano, ma quelli saltano un po’ sempre mi pare d’aver capito. Io mi trovavo nella regione del Kimberley, percorrendo la strada che da Katherine va a Broome. Ero nel mezzo di una tratta lunga e mi trovavo a circa un’ora di distanza da entrambe le aree di sosta, quella prima e quella dopo, quando stava iniziando a fare buio. Avrei dovuto fermarmi, ma la voglia di arrivare a volte fa prendere male le misure.

Ho iniziato a bestemmiare poco prima di colpirlo. Quando ho visto gli occhi brillare alle luci dei fanali, era troppo tardi per frenare anche per un mezzo normale, figurarsi per un pulmino vecchio vent’anni. Il suono fu secco. Tonk. Mi resi conto della situazione immediatamente dopo: sono nel deserto, a centiaia di chilometri dal prossimo (e dal precedente) centro abitato che si meriti questo nome e non ho neanche un attrezzo. Non era letale, per fortuna, la botta. C’era qualcosa che non andava, ma il van era ancora acceso e funzionante.

Mi fermai a controllare ma non trovavo danni visibili alla fioca luce della Luna. Tornai indietro per cercare il canguro, ma anche questo era scomparso, forse sopravvissuto, forse sbalzato a qualche metro di distanza nell’oscurità. Non lo saprò mai.

Il paraurti anteriore aveva già subito un incidente nei mesi precedenti. Un incidente talmente grosso che era stato distrutto, e quindi sostituito. Il problema è che non trovando un paraurti dello stesso modello ne avevano avvitato uno diverso, che bello non era ma almeno esisteva. Dopo l’incidente con il canguro questo non era più avvitato. Era appeso da un lato e stava per toccare terra dall’altro. Me ne accorsi a metà mattina, quando ero vicino a perderlo per le vibrazioni. Mi fermo ancora e un uomo mi viene presto in soccorso.

Ci penso io, dammi un minuto“, mi dice prima di uscire dal suo camper con un trapano dalla punta larga quanto un dito che sembrava uscito da un film di Quentin Tarantino. La perforazione della carrozzeria avviene senza troppe domande, finché un sospetto blocca l’uomo dal proseguire con il quinto buco – “Ma questo pulmino è tuo o a noleggio?“, mi chiede. Cioè prima mi riempi il pulmino di buchi e poi mi chiedi se è mio? Mi sono immaginato per un momento a dover spiegare ad una compagnia di autonoleggi come ho trasformato il loro van in uno scolapasta, ma per fortuna in questo caso era di mia proprietà.

Allora, come è successo?” mi viene chiesto dopo aver passato un cavo tra i fori e aver così fissato nuovamente il paraurti al veicolo con una tecnica che ha trasformato tutta la parte anteriore del pulmino in un pezzo d’arte moderna. “Mah… sai… stavo guidando e..

…Non stavi mica guidando di notte?!

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