Da Zero a Londra (in 2 Settimane)

A trasferirmi a Londra, io, non ci avevo mai pensato seriamente. Non era mai stato tra le mie aspirazioni e non avevo mai considerato troppo la possibilità, perché, per me, era sempre stata una città così vicina, così a portata di mano, da diventare quel luogo che dato che puoi andarci quando vuoi, finisci per non andarci mai. Finisci per non andarci mai finché, un giorno, non ti svegli e decidi di andarci.

Ero tornato da quasi cinque anni in viaggio con l’intenzione di fermarmi in Italia. Ero abbastanza ottimista di poter far funzionare le cose e non volevo ascoltare chi si lamentava soltanto. Ho sempre pensato che si trattasse di uno sport un po’ italiano, quello di lamentarsi, che con un po’ di volontà molti dei problemi apparenti si potessero risolvere. Quando sono rientrato ho dovuto cambiare idea. I primi mesi erano trascorsi lisci ma veloci e avvicinandomi a Natale cominciavo a notare le difficoltà nel confrontarmi con una mentalità che non era più la mia e aggiungendo a questo la situazione lavorativa fatta solo di proposte imbarazzanti sapevo già che non avrei resistito a lungo.

Un giorno, a inizio Febbraio, dopo che per l’ennesima volta era stata rimandata la data di inizio di un lavoro per cui avevo già firmato un mezzo contratto, ho accettato che l’Italia, per me, fosse il posto sbagliato e dovevo trovare un’alternativa in fretta, prima che anche gli ultimi risparmi andassero bruciati. Perché Londra? Perché è vicina, perché parlo l’inglese, perché c’è lavoro. Sarebbe stato un buon punto di partenza per la prossima fase della mia vita. Della situazione a Londra non sapevo molto, se non per le frasi di conoscenti che c’erano stati (“costa troppo”, “è piena di italiani”, “troppa competizione”, “non c’è più lavoro”) e per qualche articolo che decretava la fine delle opportunità della capitale inglese, ma per me sembrava la soluzione più semplice al momento e così ho fatto un biglietto per la settimana successiva. Detto ciò, non volevo ignorare completamente i pessimisti, che magari avevano ragione, così ho cercato di muovermi in fretta.

Nella settimana precedente alla partenza ho diviso il mio tempo a scrivere una serie di curriculum diversi a seconda dei lavori per cui avrei fatto domanda, cercare gli annunci e rispondere alle prime offerte. Troppo presto. Nel giro di 24 ore ero già stato invitato a tre colloqui, ma non avendo specificato di non essere ancora arrivato, due di questi sono andati persi. Ho aspettato un paio di giorni e poi ho ricominciato a mitragliare curriculum.

Un po’ tutti quelli che avevano vissuto a Londra prima di me avevano messo nello stesso ordine le cose da fare. Per prima cosa c’è da ottenere il NIN, poi il conto in banca, poi il lavoro e la casa. Senza National Insurance Number molti datori di lavoro non assumono, senza la prova di residenza non si può aprire un conto in banca, senza lavoro non si può pagare un affitto. Sembrava un cane che si morde la coda e non ero molto eccitato dal dovermi tuffare nella burocrazia da subito, ma ero pronto a fare ciò che andava fatto nel minor tempo possibile. Se non che, ho fatto tutto il contrario.

Sono atterrato a Londra la mattina del 12 Febbraio. All’una avevo fissato il primo colloquio di lavoro, a mezzogiorno del 13 il secondo, il Lunedì successivo un altro e così per Martedì. Per un paio di notti mi ero fermato sul pavimento si un conoscente, ma essendo troppo lontano dal centro mi ero stabilito in ostello per poter fare meglio avanti ed indietro. Nella prima settimana ho fatto sette colloqui di lavoro, e nei primi tre giorni ho visto una quindicina di camere, quasi tutte terribili o troppo care. Al terzo giorno ho capito che per trovare una camera decente senza passare da un’agenzia, il modo migliore era aspettare. Le case dei privati raramente sono libere immediatamente, così ho accettato di aspettare una settimana in ostello perché una bella stanza si liberasse, pagando una caparra. Al terzo giorno mi è arrivata la prima offerta di lavoro, che non ho accettato sperando in una risposta positiva da parte di un altro colloquio, che offriva uno stipendio più alto. Nessun datore di lavoro ha fatto domande riguardo conto in banca o NIN, così ho aspettato qualche giorno.

Informandomi tra le banche nessuna sembrava poter aprire un conto senza una prova della mia residenza, che, essendo in subaffitto era impossibile da ottenere. Così, invece di perdere la testa per avere una bolletta a mio nome, ho aspettato di ottenere un contratto di lavoro per poter dimostrare di avere uno stipendio, che, alla fine, è ciò che interessa alla banca. Grazie al contratto anche ottenere il National Insurance Number è stato questione di minuti, avendo un lavoro non ho dovuto rispondere ad alcuna domanda sulla mia situazione economica e tutto si è risolto con una firma.

Nell’arco di una decina di giorni tutto era tornato in ordine: mi sono trasferito in una camera a Whitechapel, ho contrattato per ottenere un buon lavoro in un hotel, ho ottenuto tutti i documenti di cui avevo bisogno e posso cominciare a pensare ai prossimi passi. Il tutto è stato relativamente semplice e seppure quelli che dicevano che Londra è cara avevano la massima ragione, non avendo perso tempo recuperare i soldi spesi per il trasferimento è questione di giorni.

12 Comments

  1. the LondonHer ha detto:

    L'anno scorso sono tornata in Italia dopo qualche anno a Londra.. Il lavoro ora sta cominciando a girare, ma come dici tu, la cosa peggiore è scontrarsi con una mentalità molto chiusa che, ahimè, non credo cambierà mai.
    Londra chiede molto, ma sa dare davvero tanto in cambio, e sono certa che saprai cogliere ogni opportunità che ti metterà davanti!
    Enjoy the adventure in the City!

  2. Gaia ha detto:

    Ciao Angelo, per cercare lavoro a Londra i sei affidato a siti specializzati??
    In bocca al lupo per questa tua nuova avventura!!

  3. Fabio ha detto:

    Sono tornato da Londra a luglio dell'anno scorso dopo aver vissuto lì un anno e mezzo. Come te sono partito abbastanza di impulso in una (immagino fredda e nuvolosa) giornata di febbraio dopo avere lasciato un lavoro sottopagato in un'agenzia di comunicazione ed essermi sorbito una sequela di proposte di lavoro vergognose per qualche mese. Se sai bene l'inglese e dato che l'italiano lo sai benissimo a giudicare da questo sito, potresti cercare come traduttore/proofreader e tester di videogames. Anche se non è proprio l'occupazione che ti interessa nel lungo termine per iniziare va bene, la paga è decente e non devi lavorare la sera o nel fine settimana come normalmente capita nel settore ristorazione e alberghiero. Un sito ottimo per chi vuole lavorare sfruttando la conoscenza di più lingue è toplanguagejobs.co.uk.
    In bocca al lupo!

  4. Fabio ha detto:

    Ho cominciato a leggere il tuo blog perché mi stavo documentando su alcuni tipi di lavoro che ti permettono di viaggiare e tra i tanti risultati mi è capitato il tuo post sui 48 lavori che ti permettono di viaggiare. Dopo di quello ho cominciato a curiosare un po' per il blog e ho trovato altri articoli molto interessanti ma non sono riuscito a trovare la cosa che più mi interessava capire e cioè: tu come hai iniziato? Mi spiego meglio, vorrei sapere quali erano le tue competenze prima di partire? In un post scrivi: "è importante sviluppare delle competenze che siano facilmente esportabili. Non è detto che queste di debbano utilizzare sempre, ma essere bravi in un’arte o professione può portare lontano, ovunque. Ad acquisire tutte le conoscenze necessarie per inventarsi un lavoro ci vuole tempo" tu cosa hai fatto per andare avanti e riuscire a sostenerti autonomamente? Sei semplicemente partito sperando ti trovare un lavoro alla tua prima destinazione per poi proseguire?

    • angelo_zinna ha detto:

      Ciao Fabio, esatto, sono semplicemente partito sperando di trovare un lavoro alla prima destinazione (Australia) e poi ho proseguito. Prima di partire facevo il barista e in diverse città del mondo ho fatto quello, continuando a farlo tutt'ora. Niente di complicato. In giro poi ho avuto modo di provare altre cose e fare esperienze diverse, però lavorare nell'ospitalità è sempre stata, per me, una certezza.

  5. Andre ha detto:

    Ciao Angelo! Seguo le tue storie da quando sei volato in Australia!

    Mi chiamo Andrea, studio Media e Comunicazione a Londra, sono qui da circa 3 anni. Mi appassionano le storie di italiani giovani come noi che hanno scelto di fare questo tipo di esperienza! Sei ancora a Londra?

    Sarebbe un piacere conoscerti di persona! Sto cercando di raccogliere storie di persone "migranti" per un progetto che ho nella testa!

    Continua così! e soprattutto, Londra ti sembrerà grigia, robotica, caotica e senza anima dopo l'Asia e l'Australia… Ma ha davvero tanto da regalare se la vivi nel modo giusto! Qualche anno di esperienza a Londra è un ottimo gradino verso tanto altro!

    Andrea

  6. giuliacalli ha detto:

    Sei andato come un treno! Sembro io al mio trasferimento a Barcellona, partita da zero, avevo solo una certezza: vivere vicino al mare. Per tutto il resto pensavo di potermi adattare e alla fine è stato così. Prima di partire avevo letto mille articoli su come organizzare i primi tempi in città ed ero pronta a tuffarmi in burocrazie e attese e incertezze…Invece poi sono arrivata e ho sbrigato tutto con calma (mia) ed efficienza (loro). Posto letto trovato con AirBnb e dopo 2 mesi con i primi soldi guadagnati sono andata a vivere da sola. Avevo veramente poca voglia di piangermi addosso, che ci sia andata bene per questo?

  7. Claudia ha detto:

    "Quando sono rientrato ho dovuto cambiare idea" mi ha fatto venire i brividi… io, ancora in italia a 3 anni dal rientro e psicologicamente uno straccio, forse lo devo solo capire.
    Benripartito, cmq! 🙂
    Per curiosita', dopo questi 5 anni, per quali tipi di lavoro ti eri candidato a londra?

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