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Sociologia dello spazio

Leggere lo spazio che abitiamo, immaginiamo, costruiamo

Lo spazio: quello urbano, naturale, che tocchiamo e trasformiamo con la nostra presenza. Nostra di individui singoli, ma anche di comunità. Come leggerlo? Interpretare lo spazio che ci circonda, lo spazio vicino con cui interagiamo ogni giorno, è un esercizio per non dare per scontatato quel che semplicemente sembra esistere. Pensare alla città come a un riflesso della società che vi abita, a una destinazione come un luogo immaginato e all’architettura come a un’espressione dei rapporti di potere che influenza non solo dove siamo, ma anche chi siamo.

La sociologia dello spazio esamina la sovrapposizione tra geografia umana, urbanistica e utilizzo sociale di luoghi fisici e immaginati. Nonostante le radici divise tra diverse discipline, ha preso piede dagli anni ‘60 quando si è cominciato a pensare a come la cultura potesse influenzare territorio e viceversa. In un periodo in cui il discorso politico riguardo confini, ecologia, libertà di movimento, migrazioni e isolamento forzato è tornato ad essere centrale, riflettere sul significato dello spazio che abitiamo non può che essere utile.

Ecco, quindi, una mappa dei principali libri, teorie, idee, e concetti contemporanei legati allo spazio osservato come un fenomeno sociale.

I nonluoghi di Marc Augé

Non Luoghi - Marc Augé

Nello sviluppare una teoria per la “supermodernità”, l’antropologo francese Marc Augé ha coniato il termine “nonluogo” per descrivere quelle infrastrutture delle grandi città contemporanee in cui l’identità è annientata in nome dell’utile. Augé parla di centri commerciali, stazioni, camere d’hotel e autostrade come prodotti sterili di società alla costante ricerca della funzionalità, creati in serie per utilizzati e poi dimenticati. L’opposto dei luoghi d’incontro e interazione sociale in cui le persone si esprimono, si conoscono e si immedesimano, i “nonluoghi” sono siti di passaggio, corridoi anonimi in cui far passare vite ad alta velocità. Disponibile qui.

L’eterotopia di Michael Foucault

Gli spazi altri. Eteropia - Foucault

Una delle idee meno approfondite di Foucault, il concetto di “eterotopia” appare per la prima volta nell’articolo Des espaces autres, pubblicato nel 1967. L’eterotopia si oppone all’idea di luogo o società ideale e si apre a identità devianti che non coincidono con la perfezione immaginata dell’utopia. Le diverse forme di eterotopia pensate da Foucault creano il diverso separandolo da quel che è la norma. Tra questi troviamo luoghi istituzionalizzati come ospedali o prigioni, ma anche siti ordinari che acquisicono significato astratto nel loro contesto, come un giardino privato in città o una nave, “pezzo di spazio galleggiante”, che permette di sognare orizzonti distanti. Gli “spazi altri” affermano le differenze in modo ambiguo, producendo il diverso e opponensodi all’uniformità dell’utopia. Disponibile qui.

Il terzo luogo di Ray Oldenburg

The great good place - Oldenburg

Il sociologo americano Ray Oldenburg ha introdotto il concetto di “terzo luogo” (“third place”) per definire gli spazi che si trovano tra il posto in cui si abita (primo luogo) e quello in cui si lavora (secondo luogo). Secondo Oldenburg, questi spazi sono essenziali per lo sviluppo della persona perché contribuiscono a creare un senso di appartenenza alla comunità e permettono lo sviluppo della democrazia grazie al fatto che annullano gli squilibri che possono esistere negli altri due luoghi. Ray Oldenburg parla del terzo luogo nel suo libro The Great Good Place, ma ne avevamo discusso anche con il fotografo Phillip Buehler che di recente ha documentato la morte di un terzo luogo, il centro commerciale Wayne Hills Mall di Wayne, nel New Jersey. L’intervista è disponibile qui.

La terra inventata di Franco Farinelli

L'invenzione della terra - Franco Farinelli

Il nostro modo di percepire il mondo dipende non tanto dalle sue proprietà, ma da come queste vengono rappresentate. Questo è quanto afferma il geografo Franco Farinelli nel saggio L’Invenzione della Terra, dove spiega che la terra esiste come la conosciamo perché è così che l’abbiamo costruita. Farinelli racconta che all’epoca della scoperta dell’America chiunque fosse in grado di leggere Seneca o Tommaso d’Aquino era già a conoscenza della sfericità della Terra. Colombo, quindi, non ha dimostrato che il nostro pianeta è rotondo, ma piuttosto l’opposto: ha trasformato il globo in una mappa, e la superficie terrestre nell’“intervallo tra un nodo e l’altro nel reticolo dei meridiani e dei paralleli”. La terra, in questo senso, è il risultato delle nostre azioni. Muovendosi per scoprire ciò che si trova oltre il conosciuto abbiamo appiattito la terra per renderla navigabile.

Lo spazio sociale di Henri Lefebvre

La produzione dello spazio - Lefebvre

Nel suo libro La Produzione dello Spazio, Lefebvre teorizza una concezione dello spazio come prodotto sociale. Un lavoro che ha influenzato fortemente gli studi urbani successivi, questo testo del 1974 propone una visione degli spazi vissuti come creazioni guidate dall’ideologia dominante. Lefebvre, filosofo di stampo marxista, spiega come ogni spazio, dalle città rinascimentali, agli edifici modernisti, fino al corpo umano stesso influenzano e sono influenzati dalle pratiche sociali che persistono nel tempo. La sua critica al capitalismo propone un abbandono dello spazio visto come neutro e invita a porre attenzione a come il potere è espresso in questa dimensione. Invece che analizzare come la storia di evolve nel tempo, guarda a come la società trasforma lo spazio.

Il terzo paesaggio di Gilles Clément

Manifesto del Terzo Paesaggio - Clement

Del terzo paesaggio avevamo parlato con Arianna Lodeserto, autrice della Guida Bella Ai Posti Brutti. Nel suo Manifesto del Terzo Paesaggio, Gilles Clément utilizza il termine per descrivere quegli angoli di natura sopravvissuti al controllo umano. Il terzo paesaggio è sfugge alla pianificazione delle persone ed emerge come spazio di biodiversità. Dalle erbacce lasciate incolte in città, alle riserve protette fino ai punti difficilmente raggiungibili dagli esseri umani.

Il terzo spazio di Edward Soja

Third space - Soja

Ispirato dal lavoro di Henri Lefebvre, il geografo americano Edward Soja sviluppa l’idea di un “terzo spazio” che oscilla tra le contrapposizioni binarie tradizionali come spazio mentale e fisico, esperienza oggettiva e soggettiva, reale e immaginato, noi e loro. Lefebvre aveva già parlato della sovrapposizione di tre dimensioni dello spazio, contrastando la separazione totale di spazio percepito, costruito e vissuto; Soja vede il terzo spazio come un ibrido, che si espande e si trasforma attraverso una continua negoziazione tra diverse forze culturali o ideologiche. Un esempio è proprio l’eterotopia di Foucault, che emerge proprio da una combinazione di ciò che è ritenuto normale e ciò che ritenuto diverso, attraverso un atto che è al contempo di inclusione ed esclusione. Thirdspace è disponibile in inglese qui.