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Perché Non Vado in Tibet

Non pretenderò che la mia è stata una scelta morale. Io in Tibet ci volevo andare, pensavo da mesi di andarci. Lo avevo inserito nella lista dei 100 luoghi da vedere prima di morire e avevo ormai accettato che se fosse solo questione di soldi, pagherò. Però non è così semplice, passare dal Tibet per arrivare in Cina pone di fronte a questioni pratiche che mi hanno fatto ripensare del tutto a questa scelta. Così in Tibet non ci vado più. Perché?

Il Tibet non è un territorio libero. Prima degli anni ’50 in questo immenso territorio alle spalle dell’Himalaya viveva liberamente una civiltà isolata ed antica. Il passaporto tibetano, nonostante fosse poco più che un pezzo di carta, era accettato in molti paesi del mondo, una religione, quella Bon, era indigena del luogo e inesistente fuori dai suoi confini e più in generale, pur essendo l’area dove si trova il Tibet difficile da definire con precisione, questo era a tutti gli effetti una nazione indipendente. Non solo indipendente, ma inoffensiva: i tibetani non hanno mai invaso nessun territorio vicino, hanno vissuto per secoli tra le montagne più alte del pianeta indisturbati e nell’isolamento hanno trovato la pace. Poi sono arrivati i cinesi.

Nel 1959 la Cina invade il Tibet e ne prende possesso. Le risorse naturali di questa regione non potevano passare inosservate a lungo e quando la Cina ha deciso di unire sotto la propria bandiera questa vasta nazione non è stata una sorpresa. Con l’arrivo dei cinesi, e della polizia cinese in particolare, molte cose sono cambiate per i tibetani. La libertà di religione è stata abolita. Così come la libertà di muoversi, uscire dai confini dello stato, con il passaporto che non è più considerato un documento valido. È stata annullata la libertà di parola, quella di stampa e quella di protesta, pena la repressione violenta. L’iniziativa economica è impossibile e con un mercato tenuto sotto stretto controllo dai cinesi è negata ogni possibilità di crescita.

Centinaia di tibetani muoiono ogni anno per fuggire da questa situazione. Attraversano l’Himalaya a piedi in direzione India o Nepal, in condizioni spesso oltre i limiti degli esseri umani. Chi riesce a fuggire si lascia alle spalle la propria famiglia, spesso sapendo di non poterla rivedere mai più. Il Dalai Lama, capo spirituale dei buddhisti del Tibet, è stato uno tra i molti a seguire questo percorso, costretto a fuggire a Dharamsala nel nord ovest indiano, per non essere arrestato o rapito come è successo più tardi al Panchen Lama.
È facile capire quindi come viaggiare in Tibet abbia dei limiti. Innanzitutto è vietato muoversi in modo indipendente. Per poter visitare il Tibet è necessario partecipare ad un tour organizzato e molto costoso, tramite il quale si richiede un permesso speciale – diverso dal visto turistico cinese – e si pagano una serie di tasse al governo. Quasi tutte le agenzie di Kathmandu organizzano viaggi in Tibet e conoscono bene la situazione, offrendo alcuni metodi per aggirare parzialmente questo ostacolo. Pur essendo obbligatorio partecipare ad un tour ed essere accompagnati da una guida, non è specificato quanto grande debba essere il gruppo ed è quindi possibile, in teoria, formare un gruppo organizzato composto da una o due persone soltanto. Basta pagare. Un problema è che la maggior parte degli spostamenti avviene tramite mezzi privati e scegliere quindi di lasciarsi alle spalle i gruppi di turisti significa dover spendere migliaia di dollari per poche settimane.

Il mio piano originale era raggiungere la Cina via terra dal Nepal. Questo ho scoperto essere vicino all’impossibile per una serie di motivi diversi. Pur accettando di partecipare ad un tour, pur accettando di pagare migliaia di dollari, entrare dal Nepal e uscire dalla Cina e poi proseguire il viaggio non è attualmente possibile. Quasi tutti i viaggi organizzati sono andata e ritorno – si parte da Kathmandu, si arriva a Lhasa, si torna a Kathmandu – oppure in alcuni casi, ma anche questo è difficile, si può arrivare a Lhasa e poi volare in Cina. Nelle mie ricerche però ho trovato che la difficoltà maggiore non riguarda la logistica, ma più la burocrazia. Prima di entrare in Cina è necessario ottenere un visto turistico all’ambasciata di Kathmandu. Al momeno dell’applicazione per un permesso speciale per visitare il Tibet però, se chi si occupa del rilascio trova all’interno del passaporto un visto cinese valido questo sarà annullato. Se invece si chiede prima il permesso tibetano e soltanto dopo il visto cinese, quando chi si occupa del rilascio di quest’ultimo nota che hai intenzione di andare in Tibet difficilmente concederà un visto per la Cina. L’ultima possibilità rimane quindi chiedere il permesso tibetano e partire solamente con questo, dato che in teoria dovrebbe essere valido anche in Cina, essendo tutto lo stesso paese. Il problema in questo caso è che questo permesso non è quasi mai valido per più di due o tre settimane, solitamente la durata esatta del tour, e in questo tempo è praticamente impossibile attraversare sia il Tibet che la Cina su strada.

Visitare il Tibet sarebbe quindi facile anche se non avventuroso quanto si vorrebbe. Attraversare il Tibet però è tutta un’altra storia, e per quanto mi piacerebbe cercare un contatto con questa terra anche a costo di tornare sui miei passi e poi volare, il numero di limiti mi hanno fatto pensare seriamente se ne valga la pena. Magari in futuro ci tornerò, ma questa volta, di farmi portare a vedere solo ciò che è permesso, di circolare con mezzi privati, di dare un sacco di soldi al governo cinese e di rischiare di non poter proseguire nelle tappe successive, non mi va.

11 Comments

  1. Martin ha detto:

    Diciamo che l'argomento su la storia ( reale non hollywoodiana) del Tibet c'é tanto da dire come dal rapporto con Cina e Mongolia nei secoli.é vero Tibet fu invaso ( tante volte )e la libertà di movimento e discutibile,ma credere al Tibet come la Shambala dove tutti vivevano felici e contenti é altrettanto discutibile,pochi nobili terrieri ( forse il 5 % padroni della terra e tanti contadini servi di questi e dei monasteri lamaisti.Ci si potrebbe pensare al trattamento da parte del governo nepalese ai tibetani esuli del Nepal,e allora chi difende la causa tibetana nemmeno visiterebbe il Nepal,come chi é contrario al regime militare birmano non visiterebbe il Myanmar ( visto che gran parte dei soldi del viaggio vanno alle tasche del governo).Cina invase il Tibet,ma lo fecero anche gli inglesi i quali obbligarono il Tibet ad aprire il confine con l'India già colonia inglese e non dimentichiamo che furono gli stessi inglesi che passarono la soberania del Tibet alla Cina.é vero molti tibetani muoiono cercando di varcare l'Himalaya,come molti africani muoiono per attraversare il mediterraneo ed arrivare in Europa,credo che non ci sia una logica nella crudeltà del essere umano,certo alcune cause ( abbracciate delle "star"occidentali) hanno più ripercussione di altre,forse se Richard Gere fosse stato musulmano ci si conoscerebbe di più sulla causa Uigura e della repressione cinese nei suoi confronti…

    • Angelo Zinna ha detto:

      Ciao Martin,
      grazie del commento. È vero che si potrebbe approfondire di più ma il mio non era né il tentantivo di difendere una causa piuttosto che un'altra, né convincere qualcuno a non andare in Tibet. Come ho detto non è che non ci vado per principio, non ci vado perché tutte dopo aver visto la situazione mi sono reso conto che al momento non ne vale la pena, magari in futuro ci tornerò in un viaggio diverso. Nessuno comunque crede che prima dell'arrivo dei cinesi in tibet fossero tutti felici, è un paese del terzo mondo, e come quasi tutti quelli asiatici c'era un sistema feudale in cui i padroni della terra comandano su tutto. Era così quasi ovunque. È vero che anche gli inglesi invasero il Tibet, ma l'operazione durò meno di un anno, non 60 anni di occupazione come quella cinese. E comunque non è attuale, per questo oggi non se ne parla. In Birmania la situazione è molto diversa oggi, si può viaggiare per conto proprio e scegliere a chi dare i propri soldi, anche se parte di questi vanno indirettamente al governo si possono limitare i danni facendo le scelte giuste. In Tibet non si può. Si potrebbero elencare tutti i problemi del mondo, di tutti i popoli che scappano e si ammazzano, di situazioni anche peggiori, ma questo non rende più piccola la causa del Tibet.

  2. placesandplanes ha detto:

    Bella riflessione! Anch'io ho sempre voluto andare in Tibet ma non ci sono ancora stato.. Che tristezza! Comunque mi sa che prima o poi cedero' alla tentazione.. Gran bel sito btw!

    Stendhal

    Places&Planes

  3. francesco ha detto:

    Probabilmente lo saprai già, ma è possibile vedere una buona parte di cultura e montagne tibetane senza entrare realmente in Tibet. Il Sud del Qinghai, il Nord-Ovest del Sichuan e l'Ovest dello Yunnan sono tutti posti abitati quasi solo da tibetani. Puoi ad esempio fare la strada che collega Chengdu a Lhasa esattamente sino al confine tra il Sichuan ed il Tibet (che si trova oltre i 4000 m mi pare).

    Alcuni dicono che questi posti siano addirittura migliori di quelli in Tibet perchè meno distrutti dal turismo cinese ed, ovviamente, perchè ci si può andare in maniera indipendente.

    Buon viaggio comunque!

    Francesco

    p.s. idee sull'itinerario cinese?

    • Angelo Zinna ha detto:

      Ciao Francesco,
      grazie del commento. So che ci sono zone tibetane in Cina, ma devo ancora capire cosa il tempo mi concederà. Probabilmente visiterò lo Yunnan e parte del Sichuan, ma ancora devo fare un po' di ricerche in quanto sono appena tornato dall'Himalaya. Dipende tutto dal se riesco ad estendere il visto (mi hanno dato solo un mese) e da dove decido di uscire – sono ancora indeciso tra Mongolia e Kyrgystan. Vedremo!

      • francesco ha detto:

        Verso Ottobre 2013 il visto cinese l'ho esteso senza problemi (in solo 2 giorni a Xining e in 6 giorni a Kunming). Tra le due estensioni sono anche stato ad Hong Kong per farne un altro (sempre solo di un mese).

        L'anno scorso ho fatto (in bici però) dall'Italia alla Cina via Iran e Asia Centrale, se hai bisogno di altre informazioni o consigli (pratiche e altro) scrivimi per mail. Purtroppo non sono passato per la Mongolia e ancora me ne pento. Il Kyrgyzstan comunque vale davvero la pena, ed è anche il più facile degli Stan. Tra qualche anno potrebbe essere già molto diverso, a secondo della piega che prende la mini-industria del turismo nascente (il CBT, Commnuity Based Toursim, ad esempio). Il Tajikistan ha dei panorami favolosi, ma forse difficile e costoso senza mezzi propri, soprattutto la strada del Pamir.

        Francesco

  4. Claudia ha detto:

    Non so se si sapra' mai tutta la verita' sull'agghiacciante occupazione tibetana… Alcuni sostengono persino che l'undicesimo panchen lama sia morto da anni: http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_20/panche

  5. Xinkai ha detto:

    essendo un cinese dovrei smentire un bel po' di quello che c'e scritto qua dentro.

    da quanto io sappia tibbet ha sempre fatto parte della cina, sin da tempi dei grandi imperi a.c.

    e 80% del popolazione del territorio sono cinesi han.

    osservazioni su tibet fatto da te Angelo e' principalmente osservazione di un normale occidentale che non ha la storia cinese in testa, e stai sicuro che e' molto influenzato dai notiziari occidentali (molto di parte sulla questione)

    • Angelo Zinna ha detto:

      Ciao Xinkai,
      se ho scritto qualcosa di sbagliato puoi smentire con dei dati e correggerò il testo, non voglio essere di parte. Purtroppo abbiamo dati diversi e sicuramente anche i notiziari cinesi sono di parte. Secondo il censimento del 2000 solo il 6% della popolazione tibetana è Han, quasi tutto il resto è popolazione indigena del tibet. Le mie osservazioni comunque non vengono solo da giornali, quando parlo ad esempio del passaporto che fino agli anni 50 esisteva in Tibet, parlo di qualcosa che ho visto con i miei occhi (in India). Infine non è solo l'etnia a fare una nazione, ci sono molti altri fattori – cultura, religione, geografia, politica – che facevano del Tibet uno stato autonomo. Wikipedia ha alcune pagine sull'argomento: http://en.wikipedia.org/wiki/Tibetan_people oppure qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Han_Chinese#Other_lo… trovi qualche dato.

  6. lauretta ha detto:

    condivido il tuo pensiero…

  7. Andrea ha detto:

    Ciao, tralasciando i discorsi politici sui quali ci si potrebbe discutere per molte ore, ci sono storie e versioni differenti riguardo al Tibet, di certo e' un paese che e' stato occupato pero' storicamente e' sempre stato legato molto a Cina e Mongolia, spesso si parla dei molti morti che ci sono stati per mano cinese, cosa che e' successsa in tutto il territorio a causa della stupidita' del governo, basta pensare alla politica del riso ovunque (anche dove non poteva crescere). Rigurado all'incremento della popolazione cinese in Tibet sicuramente e' vero, ma in quale altra parte del mondo non stanno crescendo?

    Non voglio certo giustificare la politica Cinese con cio', io in Cina ci vivo e mi scontro ogni giorno con censure di ogni tipo, problemi per avere il permesso di lavoro e altre regole assurde.

    Ti posso dire che io in Tibet ci sono stato e sinceramente non ho avuto tutti i problemi che scrivi tu per avere il permesso.

    E' vero che per uscire da Lhasa hai bisogno di partecipare ad un tour organizzato e gli stranieri non possono viaggiare assieme ai cinesi pero' non costa migliaia di dollari. nel 2011 ho speso 710 USD per 9 giorni che includeva hotel, autista , guida, pranzo e colazione. Io sono stato molto fortunato, io sono partito solo (ovviamente dopo aver contattato un'agenzia) e sono stato aggregato ad altri 9 tra ragazzi e ragazze da tutto il modo ed e' stata un esperienza molto bella.

    Il mio tour era prefissato a grandi linee pero' era anche flessibile, lo abbiamo modificato di comune accordo piu' di una volta.

    A Lhasa in centro l'esercito e' ovunque comunque si e' liberi di girare senza problemi, mai richiesto un documento o altro, fuori lhasa nei vari posti che abbiamo visitato la situazione era tranquillissima, solo per arrivare all'Everest ci hanno chiesto i documenti (cosa normale visto che eravamo sul confine).

    Il permesso l'ho ottenuto in 10 giorni tramite un'agenzia, spedito direttamente a casa.

    Ti dovresti preoccupare molto di piu' del comportamento dei monaci, fare foto all'interno dei monasteri non e' vietato, basta pagarli(pensa che dentro al potale chiedono 10 euro a stanza), devono pur mantenersi i loro iphone e smartphone…

    Il Tibet e' molto bello ma ti consiglio il Gansu', regione molto meno battuta, a Xiahe puoi trovare il secondo monastero piu' importante per il buddismo tibetano e se prosegui verso il lago qinghai sei immerso nei paesaggi Tibetani. Il Gansu' e molto bello anche per molti altri posti e molto meno frequentato.

    Oppure puoi andare in Yunnan.

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